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Il male del mondo per immagini: per The Guardian, Zohra Bensemra è la migliore fotografa del 2017

Algerina, ha cominciato fotografando la guerra civile. E' stata nei teatri di guerra, ma anche dove la fame e la siccità fanno strage, descrivendo il male, ma privilegiando l'umanità dolente

Zohra Bensemra
Zohra Bensemra

globalist

22 Dicembre 2017 - 11.36


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A differenza di molti suoi colleghi, che hanno sentito dentro di loro sin da bambini la voglia di esprimere se stessi attraverso la fotografia, l’algerina Zohra Bensemra ricorda  benissimo quando ha capito di potere raccontare il mondo per immagini, lasciandosi alle spalle l’esperienza di giornalista della carta stampata. Fu quando, nel 1995, un’autobomba esplose in una strada di Algeri. Lei uscì dal giornale per andare a raccogliere elementi per un articolo ed invece tornò con la macchina fotografica carica di immagini della strage. Da quel momento, dice ora, mi sentii pronta ad affrontare qualsiasi cosa. E così Zohra Bensemra, 49 anni, ha cominciato a girare il modo alla ricerca dell’attimo in cui fermare la realtà per farne partecipi tutti. Un’opera che l’ha portata sui teatri di guerra e laddove la sofferenza ed il dolore sono i temi dominanti delle esistenze: nell’Irak martoriato, nell’Algeria della sanguinosa guerra civile, nei Balcani dilaniati dai conflitti etnici, nel Corno d’Africa a resocontare la siccità e la carestia, in Bangladesh a dare il senso del dramma dei Rohingya.
Un’opera che oggi le viene riconosciuta da un prestigioso quotidiano, il britannico The Guardian, che l’ha eletta fotografa dell’anno per il 2017 .
”Metto il mio cuore – dice oggi – in ogni storia su cui lavoro, ma quelle che ritengo più forti sono quelle che mi mettono in contatto con le persone, gli argomenti che sono legati alla lotta delle persone per i loro diritti. Voglio spingere gli spettatori a riconoscersi nelle immagini del dolore o della gioia di qualcun altro”.
In oltre vent’anni a raccontare rubando immagini, Zohra ha raccolto moltissime storie ed alcune l’hanno colpita più delle altre. Come quella di Zainab, ”una bella ragazza somala di 14 anni – racconta – che era stata costretta dalla madre a sposare un vecchio che offriva milla dollari come dote. Denaro che ha permesso alla sua famiglia di raggiungere Dollow, una città somala al confine con l’Etiopia, dove le agenzie umanitarie internazionali fornivano cibo a coloro che fuggivano dalla siccità. Così il suo sacrificio ha salvato la vita di tutta la famiglia”. Ma Zainab si è ribellata, perché voleva studiare e divetare insegnante. Ma il marito, per concederle il divorzio, volere riavere i soldi della dote. Alla fine a risolvere tutto è stata la Cooperazione italiana che è intervenuta.
Un’altra storia che Zohra racconta è quella di Khatla Ali Abdallah, una donna di 90 anni, sfuggita da Mosul mentre infuriava la battaglia con l’Isis.
”I suoi occhi – dice la fotografa – erano impauriti, arrossati dalla fatica e lei era così esausta che non riusciva a stare in piedi o seduta. Era stata trasportata attraverso il deserto dai suoi nipoti, sotto il fuoco dei cecchini e dei mortai, una dei migliaia che ha affrontato il pericoloso viaggio fuori dalla roccaforte dell’Isis. Sembrava che non avesse mangiato o bevuto da molto tempo. Ho avuto le lacrime agli occhi mentre scattavo la foto. Mi sentivo male perché non potevo fare nulla per lei oltre a scattare fotografie per mostrare al mondo l’angoscia e il tormento delle persone che cercavano di fuggire da Mosul in salvo. Immaginai questa donna come mia nonna e sentivo la rabbia per non essere in grado di fare qualcosa per metterla a suo agio, per aiutarla”.
”Ho avuto – aggiunge Zohra Bensemra – la fortuna di trovare Khatla Ali Abdullah alcuni giorni dopo in un campo profughi dopo aver mostrato alla gente la fotografia di lei che aveva scattato”.
”Mi ha fatto sorridere quando ha espresso il suo rimorso per le 20 galline che ha dovuto lasciare. Si era presa cura di loro, anche mentre si nascondevano dal fuoco incrociato nella sua cantina. Nonostante tutto il terrore che ha vissuto sotto il dominio di Iss, non ha distrutto la sua umanità. Anche gli animali meritano la vita”.

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