Pyongyang: un blocco navale significa l'inizio della guerra nucleare

La Corea del Nord ipotizza una azione ostile di Trump. I sudcoreani In Cina avevano auspicato un futuro di pace per tutta la penisola

Kim Jong-un
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14 Dicembre 2017 - 18.53


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Prima i toni distensivi in Cina e poi le minacce: sSe gli Stati Uniti metteranno in atto un blocco navale si tratterebbe di un “atto di guerra” al quale la Corea del Nord reagirebbe con “spietate misure di auto difesa”. Questa la minaccia lanciata da un portavoce del ministero degli Esteri di Pyongyang, rilanciata dall’agenzia di stato Kcna. Un blocco navale contro la Corea del Nord, ha detto ancora il portavoce, sarebbe una “arbitraria violazione” della sovranità e dignità del Paese.
Per il portavoce del ministero degli Esteri di Pyongyang, nel perseguire il blocco navale contro la Corea del Nord, il presidente Usa Donald Trump sta facendo “un passo ampio ed estremamente pericoloso verso la guerra nucleare”. Al momento non ci sono proposte ufficiali da parte degli Usa di un blocco navale contro la Corea del Nord.
Incontro tra Cina e Corea del Sud
Cina e Corea del Sud concordano sul fatto che nella penisola coreana non debbano esserci più guerre e che la denuclearizzazione debba essere raggiunta con il dialogo e i negoziati. Lo hanno concordato i presidenti Xi Jinping e Moon Jae-in nel summit avuto oggi a Pechino dopo le aspre tensioni dei mesi scorsi per lo spiegamento al Sud dei sistemi antimissile americani Thaad come deterrenza verso il Nord.
«Il miglioramento dei rapporti tra Sud e Nord» aiuterà il percorso sull’abbandono delle ambizioni atomiche di Pyongyang.
Xi ha ricordato che solidi rapporti tra Pechino e Seul avrebbero avuto benefici diretti su entrambi i Paesi auspicando un ulteriore sviluppo della partnership.
I risultati del summit, avvenuto in serata, sono stati diffusi dai media cinesi e sudcoreani. L’agenzia Yonhap, ad esempio, ha riferito che i due leader hanno raggiunto un accordo su quattro principi di base negli sforzi per trattare con la Corea del Nord le sue ambizioni nucleari, tra cui quello di «inammissibilità di una nuova guerra sulla penisola coreana», ha spiegato Yoon Young-chan, il funzionario più stretto di Moon sui rapporti coi media.
Il tutto, ha aggiunto Yoon, nell’ambito e nel rispetto del principio guida della denuclearizzazione della penisola.
L’incontro di oggi dei due leader è stato il terzo del genere da quando Moon si è insediato a maggio alla presidenza della Repubblica sudcoreana ed è maturato ad appena due settimane dal lancio del nuovo missile balistico testato da Pyongyang il 29 novembre e rivendicato come il più potente mai messo a punto finora, rompendo l’inconsueta e lunga pausa di 75 giorni senza provocazioni.

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