Gli agricoltori bianchi del Sud Africa in strada: noi vittime di un genocidio

Nel 2017, dicono, 72 di noi sono stati massacrati in attacchi di bande di criminali neri. La protesta risveglia i suprematisti. L'Anc replica: pensate a tutte le vite, non solo alle vostre

Agricoltori bianchi protestano a Pretoria
Agricoltori bianchi protestano a Pretoria
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Diego Minuti Modifica articolo

5 Dicembre 2017 - 10.24


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11, 350, 72. Sono, per gli agricoltori bianchi del Sud Africa. I numeri di una strage che, per il profilo delle vittime, potrebbe essere l’inizio di un genocidio.
Undici sono i mesi dall’inizio dell’anno, 350 (almeno) sono stati gli attacchi armati alle fattorie, 72 sono stati gli agricoltori bianchi massacrati da bande di criminali neri.
Una situazione che, qualche giorno fa, ha spinto centinaia di agricoltori – in maggioranza bianchi – a manifestare, a Pretoria, davanti alla sede del governo per protestare contro l’inadeguatezza dell’esecutivo a fare fronte ad una ondata di omicidi, spesso sfociati in massacri, che colpiscono le comunità rurali.
Più dei numeri forse dicono le parole cn cui Ernst Roets, responsabile di AfriForum, una ong di difesa della minoranza bianca, descrive quanto sempre più spesso accade: ”’Gli agricoltori sono torturati fino alla morte nelle loro fattorie, in un numero non abituale”.
Forse, l’estrazione inequivocabilmente razziale di AfriForum, dichiaratamente a difesa dei bianchi, potrebbe fare ritenete le affermazioni di Roets volutamente forzate, mirate per fare esplodere coscienze che sino ad oggi hanno guardato a quanto accade come a semplici episodi delinquenziali. In un Paese che, peraltro, vive quotidianamente la piaga della violenza delinquenziale, ma non ha la forza di intervenire, alle prese, come è, con un sistema corrotto, come dice la maggior parte dei sudafricani.
Ma i manifestanti di Pretoria, con le loro magliette nere e le croci in legno innalzate come cartelloni, sono furenti contro il governo che, dicono, non dà loro ascolto. Soprattutto non prende in considerazione la loro prima e principale richiesta: la creazione di una unità speciale – polizia o altre forze di sicurezza, a loro poco importa – a protezione delle fattorie sperdute nell’immensità del territorio sudafricano e, per questo poco sicure.
”Sei più a rischio d’essere ucciso se sei un agricoltore e non un ufficiale di polizia”, urla uno degli organizzatori della protesta, Dirk Hermann.
Come quasi sempre accade quando sul tavolo di un dibattito si buttano delle cifre raccolte da una delle parti, scattano le polemiche e le accuse. Come ha fatto Kate Wilkinson, di African Check, una organizzazione che si occupa di verificare fatti riferiti.

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A suo avviso, ”i numeri che circolano sono di parte” anche perchè non si hanno dati sufficientemente accusati per una stima quanto più esatta ossibile.
Ma, a fronte dei 19 mila omicidi registrati tra il 2016 ed il 2017 in Sud Africa, le morti violente – dicono quelli di African Check con esplicita allusione alle affermazioni di AfriForum – le uccisioni di coltivatori bianchi ”sono una goccia nel mare dell’ecatombe che costituisce la criminalità in Sud Africa”.
La recente manifestazione degli agricoltori bianchi ha ricordato, di tono minore, quella della fine di ottobre, che vide migliaia di contadini mobilitati in tutto il Paese, bloccando, con i loro trattori e camion, le autostrade. Sui cartelli che mostravano c’era scritto “Non uccidere la mano che ti nutre”. Una frase che traduce i dati relativi ai bianchi che costituiscono l’8,9% della popolazione, ma possiedono il 73% delle terre agricole.
Come era scontato, le manifestazioni degli agricoltori bianchi hanno fatto riemergere le pulsioni razzistiche, con alcuni manifestanti che hanno sventolato la vecchia bandiera sudafricana cantando l’inno nazionale nel periodo dell’appartheid. A conferma che, al di là delle dichiarazioni e degli auspici, il contrasto tra etnie è ancora irrisolto.

Tanto che le proteste sono rimbalzate sui social network dove è stato ripetuto il concetto di “genocidio bianco” in corso in Sud Africa.
Una linea che ha provocato l’immediata reazione del partito di govenro, l’Anc che, in una nota, afferma che “questa esibizione arrogante e offensiva della bandiera dell’apartheid testimonia una implacabile nostalgia per il fascismo e del suprematismo bianco, che rendono il progetto di riconciliazione nazionale una farsa”. La nota si conclude con un invito agli agricoltori ad ”apprezzare l’importanza di tutte le vite, non solo quelle dei bianchi”.

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