Sindacati contro l'azienda petrolifera di Stato: copre le molestie sessuali

In Sonelgaz molte giovani donne, anche sposate, ricattate per avere un contratto a tempo indeterminato. Una dipendente, che aveva denunciato il suo superiore, fu licenziata

Molestie sul posto di lavoro

Molestie sul posto di lavoro

globalist 4 dicembre 2017

La Sonelgaz è l'azienda petrolifera di Stato algerina e, da quando è stata messa al centro del sistema economico del Paese, è una delle stampelle su cui l'Algeria poggia.
Per questo entrare a lavorare in Sonelgaz è in cima alle speranze di tantissimi giovani, a caccia di un posto sicuro, grazie al quale programmare il proprio futuro. Ma, una volta che si entra e si timbra per la prima volta il cartellino delle presenze, si rischia di finire in un incubo perchè, specialmente se si tratta di giovani e belle ragazze, le molestie sessuali sono all'ordine del giorno. Una spallata all'immagine pubblica degli algerini che, da sempre, vogliono marcare la differenza tra loro ed il resto dei Paesi del Nord Africa, accreditandosi, in virtù delle sofferenze patite per conquistare l'Indipendenza, come un popolo che sta una spanna sopra gli altri, in termini di rettitudine morale e spessore caratteriale.
Ma l'Algeria fa parte di questo mondo che, negli ultimi mesi, sembra avere fatto cadere il velo di ipocrisia sulle angherie di carattere sessuale cui il sottoposto o il ricattabile (in termini di lavoro) va incontro ogni giorno. E nei giorni in cui si celebrava la giornata internazionale contro la violenza sulle donne è arrivato forte l'allarme sul ''ricatto sessuale perpetrato sui giovani impiegati reclutati con un contratto a tempo determinato''. Un fenomeno che è stato messo a fuoco dal quotidiano riformista El Watan, da sempre in prima linea in difesa del diritti umani, e delle donne in paricolare. 
Raouf Mellal, presidente di uno dei sindacati, la Snategs, non è la prima volta che denuncia queste violenze contro le donne, che rappresentano il 16% della forza lavoro totale di Sonelgaz, che oggi impiega 90.000 persone. Mellal dice che la categoria più a rischio sono i receptionist, la maggior parte dei quali sono donne. Sono 3000, il 70% dei quali assunte con contratti a tempo determinato'', lasciando intendere che questa loro condizioni de mancanza di sicurezze sul futuro le espone maggiormente agli abusi ed alle molestie.
Una precarietà, dicono i sindacati, che le rende tutti vulnerabili alle avances dei loro superiori gherarchici, tutti uomini. Pressione morale e ricatto sessuale in cambio di contratti più vantaggiosi, vale a dire contratti a tempo indeterminato, diventano pratica quotidiana.
Mellal, a El Watan, dice poi che da abusi e molestie non sono risparmiate le donne sposate, sottolineando come il numero molto basso di denunce ufficili presentate (70) non è assolutamente indicativo perché, spiega, la violenza sul posto di lavoro all'interno di questa impresa statale è tabù. La spiegazione è abbastanza scontata: le donne, nonostante siano vittime di inequivocabili violenze, non denunciano per cercare di salvaguardare la loro immagine sociale.
E il caso di Sarah, dipendente di un ufficio di Sonelgaz ad Annaba, è emblematico.
La donna (che faceva parte della commissione femminile del sindacato Snategs) lo scorso anno denunciò d'essere stata oggetto di un ricatto sessuale da parte del suo superiore, presentando un esposto alla direzione generale della società. La Sonelgaz, incredibilmente, non prese alcun provvedimento nei confronti del molestatore ed invece portò Sarah davanti al consiglio di disciplina, che ne decretò il licenziamento. Solo grazie all'aiuto del sindcato, Sarah ha potuto vedere revocato il licenziamento e sanzionato il suo molestatore.
Le inizative del sindacato contro la piaga degli abusi sembra cozzare contro la sordità della Sonelgasz, che non sembra intenzionata a sedersi intorno ad un tavolo e discuterne.  Nemmeno davanti alle cifre di un fenomeno (che, secondo un altro sindacato, la Snapap, colpisce il 35 per cento delle donne lavoratrici) che è ormai troppo generalizzato per essere ignorato. E poi c'è un altro aspetto che ferisce le donne oggetto di molestie. Nel corso di una tavola rotonda sul problema, organizzata dalla Snapap, alcune donne hanno raccontato quello che hanno dovuto subire. Hanno però detto che, dopo avere raccontato i ricatti subiti, si sono trovate al centro di giudizi affrettati della società e di un marito o una famiglia che non proteggono o difendono la donna vittima di violenza, per non parlare di quella di natura sessuale.
Tra le testimonianze più toccanti, ci sono state quelle di tre donne molestate, le cui relazioni familiari e coniugali hanno portato ad un passo dal divorzio.