Piccoli truffatori crescono: finge di essere sopravvissuto al Bataclan per avere i fondi dello Stato

Disse ai media di essere stato salvato perché le pallottole a lui destinate colpirono una donna incinta. Ma si è inventato tutto, smentito anche dalla traccia del suo cellulare

Cedric Rey

Cedric Rey

Diego Minuti 1 dicembre 2017

Grande Paese la Francia, che non ama restare indietro rispetto agli altri. E quindi, grazie monsieur Chauvin!, i francesi non accettano che qualcuno sia meglio di loro. In ogni campo. Anche se si tratta della truffa. Ed il bello o brutto di questo concetto è che non si fermano davanti a niente, facendo fare la figura dell'apprendista a Totò che, nei panni truffaldini del cav.Antonio Trevi, vendeva l'omonima fontana all'emigrato arricchito Decio Cavallo. Nelle ultime settimane la cronaca si sta occupando di casi che hanno al centro il Bataclan, ed il seguito di dolore che si è lasciato dietro.


Dopo che la rete ha smascherato il cantautore Dany Machado (che, in un talent, ha proposto, con tanto di commozione acclusa, un brano ispirato al ricordo di un suo amico morto al Bataclan, ma risultato completamente inventato) ora è la volta di un uomo che ha detto d'essere un sopravvissuto alla strage nel teatro e, quindi, chiedendo di essere aiutato dallo Stato.
L'uomo, Cedric Rey, un dipendente ventinovenne della Protezione civile, per quello che ha fatto meriterebbe, oltre al passaggio davanti ad un tribunale penale, anche uno studio approfondito sulla sua personalità per capire, ad esempio, se soffre di disturbi di tipo narcisistico o peggio. Come peraltro ha già deciso il tribubale che lo deve giudicare.
Partiamo dalle ore successive alla strage del Bataclan, il 13 novembre di due anni fa, quando l'uomo, a pochi metri dal luogo del massacro, si propose ai media dicendo di essere stato testimone della sparatoria perché, nel momento dell'ingresso del commando jihadista nell'edificio, si trovava nel locale a bere qualcosa con due amici. Il suo racconto, partendo da questo momento, era agghiacciante: li ho visti entrare, disse parola più, parola meno, e cominciare a sparare, anche verso di me. Sarei morto se le pallottole, che era indirizzate verso di me, non avessero raggiunto una donna incinta che si trovava tra me ed il commando. Un racconto da brividi, che fece effetto nei media francesi, scatenati a caccia di testimoni con storie per stomaci forti.
Per rafforzare il suo ruolo di ''testimone vivo per miracolo'', Rey, che rilasciò interviste a tutti, facendosi anche filmare quasi in lacrime davanti al teatro, si fece tatuare sull'avambraccio destro una Marianna (il simbolo della repubblica francese), sullo sfondo del Bataclan, con tanto di scritta ''13-11-2015'' a ricordarne la data. Poi, due mesi dopo la sparatoria e dopo essere stato per settimane in congedo per malattia (sono stressato, disse), compilò il formulario con cui chiese di accedere ai fondi stanziati dal governo a sollievo delle difficoltà delle vittime del terrorismo. La sua domanda di accedere ai fondi come le altre finì sotto il microscopio degli accertamenti e c'è voluto un anno per capire che il suo racconto mostrava della incongruenze. Per non dire altro.
Innanzitutto, dall'elenco dei morti e dei feriti del Bataclan non saltò fuori nessuna donna incinta.  Partendo da qui i funzionari hanno fatto le pulci alle sue dichiarazioni, accertando che il suo telefono, nel momento dell'inizio della sparatoria, era stato agganciato da una cella che lo collocava ad almeno trenta chilometri di distanza dal teatro. Che raggiunse, ma intorno alla mezzanotte, quando alcuni testimoni ne hanno confermato la presenza e quando la strage era finita da tempo.
Dopo essere stato per mesi in Nuova Caledonia (che è territorio francese), Rey è tornato giusto in tempo per apprendere che la polizia lo stava cercando e per recarsi volontariamente in commissariato.
Il 27 novembre si è tenuta la prima udienza, che però il presidente del tribunale di Versailles ha rinviato ritenendo necessario sottoporre l'imputato ad un esame psichiatri e, quindi, ad una valutazione del suo profilo psicologico. Nell'attesa, Cedrid Rey resta in carcere, perché il tribunale ha respinto la richiesta della difesa di assegnarlo ad una struttura sanitaria controllata. E c'è da chiedersi cosa mai sta raccontando ai suoi compagni di cella.