Per sfondare in un talent s'inventa un amico morto al Bataclan: la Rete lo sbugiarda

Il diciassettenne aspirante rapper ha tirato fuori fantasiose spiegazioni sono a crollare ed ammettere: ho inventato tutto, scusatemi, sono solo un ragazzo incosciente

Dany Machado

Dany Machado

Diego Minuti 28 novembre 2017

Nei giorni in cui la Francia intera ha ricordato i due anni dalle stragi del 13 novenbre; nei giorni in cui uno dei sopravvissuti non ce l'ha fatta e si è tolto la vita, non riuscendo a cancellare dalla sua mente l'orrore di quegli istanti, al Bataclan, tra il sangue, le grida, la morte; in questi stessi giorni c'è chi baratta la dignità ed il dolore di una intera nazione per conquistare il passaggio di turno ad un talent.
Questa persona (chiamiamo così, togliendoci il pensiero) si chiama Dany Machado, ha diciassette anni e per averne così pochi dimostra di avere la faccia come un altro segmento del suo giovane corpo, su cui solitamente si sta seduti.
La sua storia è esplosa, fragorosamente, quando, imbracciando la sua chitarra, si è presentato davanti alle telecamere di un talent show con grandissimi ascolti in Francia dicendo di avere scelto quella platea per fare sentire a milioni di francesi una canzone scritta per ricordare un suo amico, morto il 13 novembre di due anni fa.
"Ho scritto questa canzone - ha detto con lentezza che tutti hanno preso per effetto della commozione, ma che, alla fine, era solo una finzione scenica - per rendere omaggio a un amico morto due anni fa al Bataclan". Questo amico, ha detto, si chiamava Alexandre. Il brano, un rap, è stato apprezzato, non si sa se perché bello o soltanto per la presentazione e la giustificazione che di esso era stata data.
Ma la Rete, che può decretare il successo di qualcuno, così come di una canzone, è implacabile e qualcuno s'è preso la briga di andare a scorrere l'elenco, doloroso, dei 130 morti del Bataclan. E di un ''Alexandre'' non è stata trovata traccia e su questo è partito un tamtam telematico che ha sollevato moltissime proteste. Tanto che l'associazione delle vittime del 13 novembre 2015, Life for Paris, ha inviato una lettera all'organismo statale di vigilanza sulle trasmissioni televisive chiedendo "di fare luce su questa scelta editoriale, e di chiedere all'M6 (la casa di produzione del talent, ndr) di scusarsi con il suo pubblico e le vere vittime degli attacchi".
"È straziante il fatto che la produzione di questo programma non abbia avviato alcuna verifica prima di selezionare questa audizione", ha scritto Arthur Dénouveaux, presidente dell'associazione.
E Dany Machado? Ecco, davanti alle migliaia di commenti furibondi e di richieste di chiaramenti piovutigli addosso attraverso Facebook, ha cercato di trovare una via d'uscita al cul de sac nel quale si era infilato, sostenendo, con una sfrontatezza degna di menzione, che ''Alexander'' non era stato trovato negli elenchi ufficiali perché i nomi di alcune delle vittime degli attentati non erano stati resi noti "per scelta dei parenti" o perché erano "minori". E per ''darsi ragione'', ha rivelato che il suo amico, diventato per lui una sorta di Harwey il coniglio bianco che vedeva solo lui, quando è caduto sotto il fuoco del commando jihadista, aveva la sua età a quel tempo, 15 anni .
Una spiegazione assolutamente ridicola che, su Facebook, prima di essere frettolosamente ritirata, ha resistito per poche ore. Alla fine Dany Machado ha gettato la spugna ammettendo di non aver "perso gli amici a Bataclan".
"Come scrittore dilettante, ho cercato di mettermi nei panni di qualcuno che aveva perso una persona amata nel Bataclan", ha scritto, scusandosi con le persone che sono state ferite "e con tutti coloro che hanno ha sofferto questa disgrazia''. Nella lunga comunicazione di scuse il ragazzo, semmai possibile, ha tirato fuori giustificazioni peggiori della colpa attribuendo la causa di tutto ai suoi 17 anni, alla ''totale incoscienza e ignoranza delle ripercussioni possibili'', di una ''canzone scritta come metafora'' (vallo a dire a chi ha avuto veramente degli amici ammazzati al Bataclan!). Ci sarebbe da chiedersi se Dany Machado ha fatto tutto da solo o se dietro alla sua esibizione ci sia il cinismo e la spregiudicatezza di qualcuno che ha studiato con attenzione la tempistica di tutto. Speriamo che la lezione sia servita a tutti i Dany Machado del mondo. Ma è speranza vana perché ci sarà sempre qualcuno a cercare di sfruttare il dolore altrui.