Tomb Rider esiste e ha 95 anni: ma ora rischia grosso

Il governo australiano ha scoperto che Joan Howard, vedova di un dirigente delle Nazioni Unite, dal '67 ha trafugato reperti archeologici in Medio Oriente per 640 mila euro

Joan Howard

Joan Howard

globalist 27 novembre 2017

Joan Howard è un’anziana signora che risiede a Perth, in Australia, vedova di un dirigente delle Nazioni Unite.


Grazie al lavoro del marito, a partire dal 1967 ha avuto la possibilità di viaggiare attraverso il medioriente, coltivando la sua passione per l’archeologia. In un articolo pubblicato dal West Australian, un quotidiano australiano, la signora Howard è descritta come “la vera Tomb Raider”, in riferimento alla popolare serie di videogiochi e film con protagonista l’archeologa Lara Croft.

Joan Howard racconta di come durante i suoi viaggi Siria, Egitto, Libano, Giordani, Palestina e Israele entrava personalmente dentro tombe per prelevare reperti, accompagnandosi a noti archeologi americani e britannici grazie ai contatti del marito. Secondo una stima conservativa riportata dal quotidiano australiano, il valore dei reperti trafugati dalla signora Howard è pari ad almeno 1 milione di dollari australiani (circa 640.000 euro). Tra i suoi preferiti un pugnale che ha trovato assieme allo scheletro del proprietario originario.

L’intervista non ha mancato di suscitare indignazione tra gli addetti ai lavori. Monica Hanna, una nota studiosa di antichità egizie, a inizio novembre ha rivolto un appello via Facebook all’ambasciatore australiano in Egitto, citando l’articolo e chiedendo che fosse condotta un’indagine su Joan Howard. L’egittologa è anche la fondatrice dell’Egypt Heritage Task Force, un’organizzazione che si occupa di documentare e mettere in risalto i saccheggi di antichità, un problema aggravatosi in Egitto dopo la primavera araba del 2011.


Qui l'intervista a The West Australian


Hanna ha definito il comportamento di Joan Howard come “inaccettabile”, aggiungendo che “questo tipo di attività decontestualizza il patrimonio culturale e trasforma i reperti archeologici in semplici manufatti estetici”. Il ministero degli Esteri ha confermato di essere obbligato in base alla convenzione Unesco a restituire reperti ottenuti illegalmente dal paese di origine.