Si uccide a due anni dal Bataclan: non aveva superato la depresssione dopo la strage

Guillaume aveva 31 anni e non era uscito dalla depressione dopo essere sopravvissuto alla strage. Non ha lasciato alcun messaggio, ultima vittima della follia terroristica

L'ingresso del teatro Bataclan

L'ingresso del teatro Bataclan

globalist 26 novembre 2017

Ha passato due anni portandosi nel cuore e nella mente le ferite morali di quella sera, quando, come centinaia di altri ragazzi parigini e no, era andato al Bataclan solo per sentire la musica che amava. Dopo due anni di sofferenza interiore, che ha voluto affrontare soprattutto da solo, Guillaume Valette, 31 anni, sopravvissuto alla strage, ha deciso di non andare avanti e si è ammazzato, vittima lui stesso dell'odio jihadista.
A dare la notizia (''E' con grande tristezza che abbiamo appreso della morte di Guillaume Valette'') è stata l'associazione delle vittime del Bataclan ''13onze15 - Fraternité et Verité'' che ha usato Facebook.
''Guillaume - ha scritto l'associazione - aveva 31 anni, era presente al Bataclan durante l'attacco terroristico, ma non aveva voluto farsi aiutare né dalla sua famiglia, né dalle associazioni delle vittime. Voleva stare da solo... Tuttavia, era seguito da uno psichiatra e uno psicologo. Guillaume ha messo fine ai suoi giorni nella notte tra sabato e domenica 19 (novembre)''.
Nè la famiglia, nè l'associazione, così come i media francesi, svelano come Guillaume si sia tolto la vita, in segno di rispetto per la sua persona e per il travaglio che ha affrontato per uscire dal baratro della depressione dopo la tragica sera del 13 novembre del 2015, quando, negli attacchi al Bataclan e a Saint Denis, morirono 130 persone e 350 rimasero ferite.
Per quel che se ne sa, il giovane non ha lasciato un messaggio per spiegare il suo gesto, quasi che per lui fosse ineluttabile l'impossibilità di continuare a vivere quando tanti suoi amici o semplici sconosciuti che condividevano la sua passione per la musica hanno lasciato la loro vita al Bataclan.
Per questo ''13onze15 - Fraternité et Verité'', nel ricordarlo, ha sottolineato l'importanza per chi si trova nelle stesse condizioni del giovane, di ''prendere coscienza della necessità di un aiuto, che arrivi dalla famiglia, ma anche dalle associazioni, da un medico, da uno psichiatra e uno psicologo'' in caso di un evento violento. ''Il trauma psicologico sofferto durante questi avvenimenti - scrive l'associazione - è profondo, è durevole, deve essere considerato e curato».