Tunisia: un capitano polizia aiutò la moglie del cervello delle stragi di Parigi

Quando il Paese era guidato da una coalizione a forte impronta islamica, esisteva una struttura parallela al Ministero degli Interni che favoriva gli jihadisti: la donna arrivò in Siria.

Boubaker al Hakim

Boubaker al Hakim

globalist 21 novembre 2017

Quando la Tunisia era guidata da una coalizione tripartita, guidata dal partito islamista Ennahdha, esisteva, in seno al Ministero dell'Interno, un organo di sicurezza parallelo al Ministero degli Interni. Una struttura che aveva dato la sua lealtà ad Ennahdha e non allo Stato. Una lealtà che si sarebbe tradotta nel favoreggiamento dello jihadismo ed anche con i vertici terroristici dell'Isis.

La rivelazione, destinata a creare molto clamore in Tunisia, è arrivata da un ex sindacalista delle forze di sicurezza, Issam Dardouri, che, una volta dimessosi, si è impegnato nella società civile. Ieri Daddouri - che ora è il presidente dell'Organizzazione tunisina per la sicurezza ed il cittadino - ha deposto davanti ad una commissione parlamentare dicendo che nel 2014 un capitano delle forze di sicurezza aiutò la moglie del terrorista dell'Isis Boubaker El Hakim a lasciare il Paese per raggiungere il marito in Siria.
El Hakim - che è stato ucciso in un attacco aereo messo a segno da un drone americano a Raqqa lo scorso anno - non era un miliziano qualsiasi, ma uno dei massimi esponenti dell'Isis oltre che essere stato il mentore dei fratelli Said e Sherif Kouachi, che fecero strage di giornalisti e disegnatori di Charlie Hebdo. Era anche sospettato di aver eorganizzato le stragi di Parigi del 13 novembre 2015 .
Nato a Parigi nel 1983 da una numerosa famiglia tunisina, Al Hakim aveva doppio passaporto. Nel 2003, dopo l'invasione dell'Iraq aveva creato una rete di jihadisti legata al al Qaida. Poi era passato Siria, dove era stato arrestato ed estradato in Francia. Qui era stato condannato nel 2008 a sette anni di prigione. All'epoca era considerato tra i più radicalizzati della rete di giovani estremisti dell'area parigina, inclusi i due fratelli Said e Cherif Kouachi. Rilasciato nel 2011, aveva rivendicato in un video gli omicidi dei deputati dell'opposizione locale Chokri Belaid e Mohamed Brahimi e minacciatoo di tornare in Tunisia per uccidere ''poliziotti e miscredenti''.