Bataclan, due anni dopo i tatuaggi dei sopravvissuti per non dimenticare

I segni sulla pelle di chi è uscito indenne dall'inferno del locale parigino dove il 13 novembre del 2015 morirono 90 delle 130 vittime complessive della notte più lunga e feroce di Parigi

Il tatuaggio di una delle ragazze sopravvissuta al Bataclan

Il tatuaggio di una delle ragazze sopravvissuta al Bataclan

globalist 12 novembre 2017

Un tatuaggio per non dimenticare. A due anni dall'attacco terroristico che colpì il centro di Parigi, provocando 130 morti e 368 feriti, alcuni dei sopravvissuti mostrano il loro dolore attraverso i propri tatuaggi, immortalati in una galleria fotografica.

Il 13 novembre del 2015 la 32enne Laura Leveque venne "sepolta" sotto i cadaveri ma scampò al massacro. La ragazza ha deciso di "portare" tutti quei morti sulle sue spalle. Tatuandosi un corvo sulla spalla e un serpente che si morde la coda, per simboleggiare «il ciclo della vita» e i «fiori che crescono su un campo di battaglia», ha spiegato sottolineando che in questo modo «i morti sono entrati dentro di me» e di aver «trasformato l'orrore in qualcosa di bello».
La 21enne Nahomy Beuchet, invece, tre mesi dopo la strage, si è tatuata sul braccio la data la scritta "Peace, Love, Death Metal", dal titolo di un album della band californiana degli Eagles of Death Metal, che si esibiva sul palco in quella orrenda notte. Perché a 21 anni il tempo è ancora qualcosa di «astratto», mentre un tatuaggio è «un'ancora alla storia», ha raccontato.«Questa è la mia cicatrice», ha spiegato Manon Hautecoeur a proposito del suo tatuaggio di un leone e del motto di Parigi, "Fluctuat nec mergitur" (Sbattuta dalle onde ma non affonda): un tatuaggio per allontanare un paradossale senso di colpa, perché «senti che non sei una vittima perché non sei stato ferito fisicamente», ha detto Manon, che si trovava nei pressi del ristorante Petit Cambodge quando i jihadisti iniziarono a sparare, uccidendo oltre 30 persone.
Due anni dopo anche il Bataclan, torna lentamente alla vita: il 12 novembre dell'anno scorso, alla vigilia del primo anniversario dell'attacco terroristico che sconvolse Parigi e il mondo, fu Sting a celebrare la rinascita del teatro di boulevard Voltaire con un concerto intimo e toccante. Oggi, racconta il condirettore del teatro, Jules Frutos, le cose stanno cambiando e si sta ritornando a una sorta di normalità. E quello che più importa, "è che finalmente non abbiamo più paura". Le forze di sicurezza continuano a presidiare il Bataclan. Ma la direzione del teatro ha chiesto alla polizia e ai militari una presenza pi discreta, meno evidente, e questo sta pian piano avvenendo. "Il che ci riporta a una normalità fatta di problemi quotidiani da risolvere, e questo ci rassicura. C'è un'offerta importante in una situazione economica ancora difficile", continua il condirettore del Bataclan, "ma questo è positivo perché ci costringe a reagire", dice ancora Frutos all'agenzia France Presse.