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Gli impedirono di fare pipì: annullata la confessione di un triplice omicida

Si tratta di un giovane accusato, con il figlio e fratello delle vittime, della morte di una copia di coniugi e della loro figlia, i cui corpi furono bruciati

La fattoria della strage
La fattoria della strage

Diego Minuti

11 Novembre 2017 - 13.35


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Condurre un interrogatorio senza dare la possibilità all’indagato, per molte ore,  di andare in bagno inficia l’attendibilità delle sue dichiarazioni, anche se si tratta di confessioni che riguardano un delitto gravissimo, quale un triplice omicidio. E’ un processo delicatissimo, quello che, in una corte di giustizia della provincia canadese dell’Alberta, vede come imputati due giovani accusati di avere incendiato una casa provocando la morte di una coppia di coniugi e della figlia. Per inciso, i genitori e la sorella di uno delgi imputati.
Il processo vede imputati Jason Klaus (il congiunto delle tre vittime) ed un suo amico, Joshua Frank. Nel dicembre 2013, nell’incendio della loro fattoria, a Castor, a est di Red Deer, morirono i coniugi Sandra (62) e Gordon (61) Klaus . Della loro figlia Monica (40) non s’è trovata traccia, ma per le Giubbe rosse della Rcmp (la polizia federale canadese) è stata anch’essa uccisa. Le indagini andarono avanti per mesi, nella certezza degli investigatori che fosse un crimine pianificato e, quindi, premeditato. Nel giugno del 2014, l’Rcmp trovò, probabilmente in fondo ad un corso d’acqua o un lago nel parco Big Knife, a 190 km a sud est di Edmonton, una ”prova chiave” (ancora non si sa di cosa si tratti: il processo non è ancora arrivato al dibattimento in udienza e quindi l’accusa non l’ha resa nota) che ha inchiodato Lason Klaus e Joshua Frank. Fermati e portati in una caserma della polizia i due hanno ammesso le loro responsabilità (anche se non sono chiare le motivazioni) tanto che la pubblica accusa ha istruito un fascicolo di 16 mila aparine, con 46 deposizioni e 187 ore di registrazioni. Solo che tra queste ultime, dopo una richiesta in tal senso della difesa, il giudice Eric Mackli ha visionato anche quelle relative all’interrogatorio di Frank. Nei video si vede e si sente l’imputato chiedere, pietire, implorare di potere andare in bagno, senza essere esaudito.
Ore ed ore di domande stringenti (vista anche la gravità delle accuse) senza interruzioni senza che i due investigatori, il sergente Joshua Graham ed il caporale Joany Paradis, permettessero al giovane di andare in bagno.
Per quattro volte Joshua Franck ha chiesto di potere interrompere l’interrogatorio, ricevendo sempre dei ”no”. Poi ha confessato ”Abbiamo sparato a Gordon, Sandra e Monica Klaus, l’ho fatto con Jason Klaus, con la sua pistola”. Una confessione che ha ”regalato” a Franck quello che aveva chiesto per ore.
Poi, come per attenuare la gravità della sua posizione, ha confidato che, quando aveva 14 anni, il suo amico, per tre anni, aveva abusato sessualmente di lui.
Nella sua decisione – scritta in sette pagine – il giudice Macklin ha definito il ritardo nel consentirgli di andare in bagno come “irragionevole”.
Il giudice Mackin ha scritto che ”l’accesso ai ”bagni, come il mangiare, è una necessità fisica fondamentale che deve essere ascoltata e data dalla polizia agli interrogati”. Forse la decisione del giudice non modificherà di molto la posizione di Joshua Franck, dopo la chiamata di correità del suo complice, ma certo servirà di lezione a chi pensa che ad un detenuto è concesso fare di tutto

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