'Paradis papers' svela i segreti sui diritti del 'Bolero' di Maurice Ravel

Una saga lunga settant'anni che coinvolge persone, società e fondazioni. Le rivelazione dell'inchiesta svela chi ha la titolarità dei diritti

Maurice Ravel
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Diego Minuti Modifica articolo

10 Novembre 2017 - 11.33


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Il ripetersi delle stesse note, affidate via via agli strumenti, con un ipnotico svolgersi e riavvolgersi della melodia. Un rincorrersi di sensazioni, che sembrano quasi non finire mai. ”Bolero” di Maurice Ravel è anche questo, oltre ad essere diventato il sottofondo ideale di documentari e film. Come ”Les uns et les autres” (ribattezzato nella versione italiana, con un enorme sforzo di fantasia e creatività, ”Bolero”) , del 1981, di Claude Lelouch, la cui scena finale, su un palco circolare con lo sfondo della tour Eiffel, era il balletto ispirato dalla musica di Ravel, nella coreografia di Maurice Bejart ed affidata al genio troppo presto spezzato del ballerino Jorge Donne.
Pagine che dovrebbero restare tali, un regalo a chi ama la musica, ma che nascondono un piccolo segreto, relativo ai diritti, su cui sta facendo luce l’inchiesta giornalistica ”Paradise papers”, che ha svelato molti altarini più o meno nascosti, più o meno imbarazzanti di personaggi molto famosi, che vedono appannata la loro immagine.  
Facciamo un po’ d’ordine. Ravel morì nel 1937, non lasciando eredi diretti, alimentando anche in questo modo le dicerie sulla sua omosessualità e sulle presunte relazioni con altri artisti, come il compositore Manuel De Falla. 

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Comunque, i diritti sulla sua produzione musicale passarono al fratello, Edouard, e, poi, alla morte di quest’ultimo, alla sua govenrante e quindi, tra decessi prematuri, matrimoni, seconde nozze, figli e figliastri, a Evelyne Pen de Castel, che, dieci anni fa, dal buen retiro di Vaud, in Svizzera, disse che ormai non aveva nulla a che fare e da molto tempo con i diritti sull’opera di Ravel.
Chiaro, no? Nemmeno per sogno, perchè l’inchiesta giornalistica ha accertato che Evelyne Pen de Castel è ancora la titolare di una società registrata ad Amsterdam, la Caconda Music Promotion Limited, che percepisce ancora il 90 per cento dei diritti sul ”Bolero”. Ma non basta perchè “Paradise Papers” ha accertato che la donna, insieme al marito, il pianista Michel Sogny, nella primavera del 2007 (ossia nello stesso anno in cui giurava e spergiurava di non avere più nulla a che fare con Ravel) ha costituito una società a Malta, Admira International Music Limited, uno degli oggetti della quale è appunto la percezione e la gestioen di diritti musicali.
Ma le faccende di casa Sogny sono l’ultima tessera di un mosaico molto complesso perchè i diritti di Ravel hanno sempre fatto gola a tutti, anche quando lui era morto da poco. Come dimostra la decisione della Sacem (l’equivalente francese della Siae) del 1941, in pieno regime di Vichy, di non pagare più diritti agli autori ebrei, ricudendo l’arte ad una faccenda etnica o religiosa.
La storia del Bolero e dei suoi diritti percorre decenni e decenni, con dei colpi di scena che sembrano usciti dalla penna di uno sceneggiatore. Come nel 2005 quando gli eredi del decoratore di Ravel, il pittore russo Alexandre Nicolaievith Benois, cercarono di fare riconosce il loro antenato come coautore dell’opera. Il desiderio di una gloria seppure postuma? Non proprio, perchè se tale richiesta fosse stata accettata, la qualifica di coautore di Benois avrebbe spostato il limite per la fruizione dei diritti, fissati in 70 anni. Ora, essendo Benois morto nel 1960, i diritti sarebbero percepibili fino al 2030. Basta farsi due conti per capire l’interesse degli eredi di Benois, che si sarebbero garantiti una rendita per molti anni. La battaglia legale dei Benois (cui si sono, non certo sorprendentemente, uniti Evelyne Pen de Castel e il marito Michel Sogny) affinchè il Bolero sia riconosciuto come opera di più autori è andata avanti per una decina d’anni, per concludersi  forse definitvamente nel 2017, con il rigetto della richiesta.
Questa storia, che ha sempre più il sapore di una saga che vede implicate singole persone, famiglie, società, paradisi fiscali, fondazioni, si traduce in centinaia di migliaia di euro ogni anno percepite dagli aventi diritto. Almeno fino ad oggi.

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