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Dopo il caso Weinstein solo a Montreal arrivano 500 denunce di abusi sessuali

Dopo l'istituzione di un numero verde centinaia di segnalazioni: solo su 98 di esse è stata aperta una inchiesta

Weinstein
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Diego Minuti

7 Novembre 2017 - 09.27


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In meno di tre settimane, il caso Weinstein, partendo dalle pagine del New York Times, ha travolto non solo il produttore, ormai scansato da tutti come un appestato (anche da quelli che lo frequentavano quotidianamente e che soggi dicono di non essersi mai accorti di nulla), ma l’immagine dorata di Hollywood, sempre più simile ad un verminaio dove tutto passa per il sesso.
E questo susseguirsi di notizie che intaccano un modo di comportarsi di cui si poteva sospettare l’esistenza, ma che nessuno ammetteva, ha determinato una reazione emotiva che si è tradotta nel coraggio di denunciare, anche distanza di molti anni (per taluno, di troppi anni). Nessun settore della vita pubblica sembra esserne estraneo: dallo spettacolo (Hollywood in testa), alla politica (Gran Bretagna e Francia), ai media (Stati Uniti, Canada) quasi che le molestie sessuali siano un male non accettato, ma del quale tenere necessariamente conto quando si cerca di intraprendere una carriera o semplicemente si ambisce ad un lavoro.
E i tentativi di sminuire l’impatto negativo sulla propria immagine (Dustin Hoffman) o di mascherare le proprie azioni dietro una confessione (Kevin Spacey) non hanno certo diminuito l’impatto emotivo delle vicende.
Il caso di Montreal è emblematico perchè da quando – con l’esplodere del caso Weinstein – la polizia ha istituito un numero verde, sono arrivate cinquecento denunce di molestie sessuali e per 98 di esse è stato ritenuto necessario aprire una inchiesta, ritenendole evidentemente fondate sulla base dei primi accertamenti.
Ma resta l’enormità dei numeri scatenatisi dopo le accuse a Weinstein, una vicenda che ha spinto tutti/tutte coloro che si sono sentiti oggetto di molestie a raccontarle. E questo induce a qualche considerazione. A cominciare da come le forze di polizia (a Montreal come a New York, come nel resto del mondo) affronteranno la cascata di segnalazioni e denunce. Con il pericolo che qualcosa, in termini di impegno investigativo, venga perso di fronte a fascicoli che si impilano, uno sull’altro, senza soluzione di continuità. E la notizia che la polizia della metropoli francofona canadese ha deciso di chiudere il numero verde per un evidente calo nelle segnalazioni può significare due cose: o, con le segnalazioni, tutti gli abusi e le molestie sono stati denunciati oppure si sta affievolendo l’effetto mediatico della vicenda Weinstein.
Anche il mondo della tv canadese è stato travolto da scandali sessuali. Come testimonia la distruzione dell’immagine pubblica (con la perdita di decine milioni di dollari per ciascuno di loro) del conduttore Eric Salvail (accusato da uomini) e del fondatore del gruppo ”Juste pour Rire”, Gilbert Rozon (accusato da donne).
La domanda che si fa strada, davanti a queste situazioni, apparentemente diverse, ma terribilmente simili, è se la pioggia di denunce, che segnalano la ribellione di chi s’è sentito offeso da azioni subite, rischia di svilirne la forza. Restando sempre a Montreal, cinquecento segnalazioni hanno portato a 98 inchieste. Il che significa, facendo delle percentuali di grana grossa, che su cinque denunce, quattro erano fasulle o non rispecchiavano la realtà delle cose, forse conseguenza di un travisamento emozionale di quanto accaduto.
Considerazione che nulla sposta rispetto alla gravità del problema. Che è enorme perchè annulla quello che dovrebbe essere uno dei pilastri di una società: la fiducia.

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