Libia, la sodomia dei prigionieri maschi come strumento di guerra

Le inchieste di Le Monde e del Guardian sul "segreto più oscuro dei conflitti". II tabù delle società arabe per annientare i nemici

Abusi in Libia

Abusi in Libia

globalist 3 novembre 2017

La violenza maschile viene utilizzata sistematicamente in Libia come strumento di guerra secondo diverse testimonianze raccolte dagli investigatori. Il lavoro di un gruppo a Tunisi e racconti drammatici raccolti da un giornalista di Le Monde tra le vittime, spesso corredate da filmati, danno il quadro di un orrore che va oltre le parole: tra gli abusati uomini sodomizzati da vari oggetti come razzi e manici di scopa.
La violenza degli uomini: il segreto più oscuro della guerra è il titolo di un reportage del Guardian pubblicato oggi sul sito online del quotidiano inglese. Sono testimonianze, oltre. molto oltre lo sconcerto. Vittime gettate in cella con altri detenuti con il compito di abusarne. Se non si adempiva al compito il rischio era quello di venire uccisi.
L'atrocità viene perpetrata per umiliare e neutralizzare gli avversari. Lo stupro maschile è un tabù nelle società arabe. Chi lo subisce si sente troppo danneggiato per rientrare nella vita politica, militare o civile.
Un uomo, Ahmed, ha detto agli investigatori che è stato detenuto per quattro anni in un carcere a Tomina, alla periferia di Misrata. "Ti separano perché sia più facile rovinarti la vita, massacrarti. Sottomettere gli uomini è l'espressione che usano. Fanno questo per non permetterti di rialzare mai più la testa. Mentre filmano le atrocità. Di norma prendono una scopa e la fissano sul muro. Se vuoi mangiare, dovrai togliere i pantaloni, tornare al chiodo dove è fissata la scopa e non spostarti finché il carceriere non vedrà che il sangue scorre. Nessuno può scappare. "