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Trump fiuta l'odore di manette sul Russiagate e comincia a negare tutto

Con Manafort, Gates e Papadopoulos sotto inchiesta e l'accusa di cospirazione la situazione si fa delicata e la Casa Bianca comincia a dichiarare estraneo il miliardario

Trmp e Paul Manafort
Trmp e Paul Manafort

globalist

31 Ottobre 2017 - 08.40


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La Casa Bianca ha definito la sua linea di difesa, dopo l’incriminazione dell’ex capo della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, e di uno dei suoi collaboratori, Rick Gates, che ieri, presentatisi all’Fbi, che li aveva convocati, si sono dichiarati non colpevoli davanti ai numerosi capi di imputazione – al momento già dodici – loro contestati, sulla base delle indagini condotte dal procuratore speciale Robert Mueller su una possibile collusione tra Donald Trump e la Russia.
La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee-Sanders, ai giornalisti accreditati, ha cercato di minimizzare la vicenda, sostenendo che si tratta di eventi di molti anni antecedenti l’arrivo a capo dello staff della campagna elettorale di Trump, di Manafort.
Ma, per così dire, sia pure per rispondere agli interrogativi avanzati dai media, si tratta di una excusatio non petita, perché nelle 31 pagine occupate dai capi di imputazione per Manafort e Gates non si fa alcun cenno alla Russia ed alle presunte collusioni con Trump per influenzare le elezioni. Ma questo potrebbe anche essere un escamotage di cui si è servito Mueller ad arte per andare avanti nella sua indagine senza volere mostrare per intero tutte le sue carte ad una controparte – un Donald Trump sempre più arrabbiato e che accusa i democratici di avere orchestrato tutto – che in questo modo deve difendersi da accuse mai ufficializzate. La situazione peggiore per chi sa di essere nel mirino, ma al quale vengono negati gli elementi di conoscenza per potersi difendere.
D’altra parte le contestazioni mosse a Manafort e Gates (cui un giudice federale ha concesso gli arresti domiciliari, che negl Stati Uniti non significano affatto che da parte loro c’è stato un atteggiamento collaborativo) sono pesantissime. Tra di esse la cospirazione contro gli Stati Uniti, il riciclaggio di denaro, false dichiarazioni e mancata comunicazione su conti bancari e finanziari all’estero.
Manafort è nell’occhio del ciclone ormai da mesi. In luglio la sua abitazione in Virginia è stata perquisita alla ricerca di riscontri su operazioni bancarie. In particolare su di lui ha indagato l’Fbi in relazione ai suoi rapporti con l’Ucraina, ed in particolare con l’ex presidente Viktor Yanukovych, per conto del quale avrebbe svolto una attività di lobbista. Per l’accusa, attraverso i conti offshore di Manafort e Gates sono passati più di 75 milioni di dollari e su 18 milioni di essi Manafort avrebbe fatto una operazione di riciclaggio.
Ma le cattive notizie per Donald Trump non sono finite perchè un altro componente lo staff della sua campagna presidenziale, George Papadopoulous, un avvocato specializzato, a livello internazionale, in risorse energetiche, ha ammeso di avere rilasciato false dichiarazioni agli agenti dell’Fbi, in ordine ad un incontro, da lui negato, con un professore russo dal quale sperava di ottenere informazioni compromettenti su Hillary Clinton.
Anche su Papadopoulos ha dovuto dare spiegazioni Sarah Huckabee-Sanders, che ne ha sottolineato il ruolo “estremamente limitato” nello staff di Trump.
”Era un volontario – ha tagliato corto la portavoce, nel suo tradizionale modo tagliente di comunicare -. Non ha svolto alcuna attività ufficiale per conto della campagna presidenziale”.
Per la portavoce, in fondo, la sua sola colpa è quella di non avere detto la verità.

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