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Lewis Hamilton campione per la quarta volta e con pieno merito

In Messico trionfa Verstappen, tra i dubbi che circondano l'improvviso cambio di passo della sua Red Bull. Vettel fa una rimonta da brividi, ma non basta.

Lewis Hamilton
Lewis Hamilton

globalist

30 Ottobre 2017 - 08.15


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Lewis Hamilton è il re della Formula 1 e, con il suo quarto titolo, è entrato a pieno diritto nell’Olimpo di cui fanno parte solo pochi piloti. Il Gran premio del Messico ha visto la vittoria di Max Verstappen, in una gara che, come sempre più di frequente sta accadendo, ha vissuto la sua fase decisiva nelle prime battute.

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Vettel, partito in pole, con accanto ”Super Max” (ma talvolta sarebbe meglio chiamarlo ”Bad Max”), è stato infilato dal ragazzino terribile che ha piazzato una staccata che gli ha permesso di entrare per primo nella curva che chiude il rettilineo iniziale. Poi, come sempre accade, tra botte, colpi e manovre al limite, la gara è stata incanalata verso il suo esito finale, con Max Verstappen a volare – e finire – in testa e Vettel ed Hamilton ai box (il primo per sostituire il muso della sua auto; il secondo per una foratura) e quindi costretti ad una lunghissima quanto bellissima rimonta. 
Quindi campionato ormai mandato in archivio per una stagione che forse lascerà alle sue spalle più d’una polemica. L’ultima delle quali ruota intorno al repentino cambio di passo (dopo la Malesia) della Red Bull che qualcuno, sottovoce, attribuisce ad una magata non troppo regolare sulle sospensioni, diventate all’improvviso un po’ troppo ”intelligenti”.

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Il dubbio si è insinuato considerando che la Red Bull, che ora sembra una macchina (quella di Verstappen, perché Ricciardo ha vissuto anche ieri un personale calvario, ritirandosi subito) completamente competitiva, non ha apportato modifiche o evoluzioni al motore. Ed allora se l’ingegneria meccanica ha un senso, da qualche parte la Red Bull deve essere stata modificata in modo da consentirle di essere alla pari con Mercedes e Ferrari. Si vedrà.

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Intanto Lewis Hamilton si godrà il titolo nelle due prove che restano e che saranno una lunga passerella per il pilota britannico, che può essere anche per qualcuno un po’ troppo arrogante, preso di sè oltre il lecito, ma è uno che guida in modo che ad altri oggi non è concesso. Sebastian Vettel mai come quest’anno da quando è alla Ferrari ha avuto una macchina per competere (lo ha dimostrato anche in Messico), ma è stato troppo spesso preda del nervosismo. E questo, per uno che viene pagato decine di milioni di euro, per guidare una Ferrari vincente, non va bene. Lo sa lui, lo sanno in Ferrari, dove forse servono delle novità in cabina di regia.

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