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Raqqa liberata dall'Isis, una città fantasma che chiede di rinascere

Oggi, dopo tre anni di feroce amministrazione del califfato, è solo macerie e nient'altro.

I curdi liberano Raqqa
I curdi liberano Raqqa

Diego Minuti

24 Ottobre 2017 - 07.06


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Un ragazzo spinge un carretto pieno, all’inverosimile, di angurie, percorrendo la strada che, nella zona del mercato, passa attraverso negozi e bancarelle. Il ragazzo, quasi un bambino, quando s’accorge d’essere ripreso sorride, ma non può fermarsi: deve portare in giro la sua mercanzia, come fa ogni giorno, da quando la famiglia lo ha messo sulla strada a lavorare. Lungo la via, uno spettacolo comune a tante città arabe: molte donne camminano, con le grosse sporte, passando da una bancarella all’altra, per cercare la merce migliore e spuntare il prezzo più conveniente.

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Il marciapiede ha perso la sua funzione perchè occupato da mercanzie, dai tavolini dei locali dove gli uomini (e solo gli uomini) consumano il lentissimo rito di bere chi il thè, aromatizzato e zuccheratissimo, o il caffè, che si raffredda tra una discussione e l’altra, tutte interminabli, quale che sia l’argomento. 

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In lontananza svetta un minareto, dal quale, tra qualche ora, si diffonderà la voce dell’imam che ricorderà a tutti la grandezza di Allah. Un messaggio che raggiunge già tutte le case anche grazie alla foresta di parabole che punteggia i tetti ed accorcia le distanze, portando a domicilio la parola di predicatori che magari parlano da una moschea in Qatar.

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Questo ieri, a Raqqa in Siria.

Raqqa, quella Raqqa, non esiste più: oggi è un unico cumulo continuo di macerie, con poche case che ancora hanno questa parvenza. Ma è un’illusione perché a restare in piedi sono solo i muri perimetrali, che hanno resistito miracolosamente al martellamento dal cielo degli aerei della coalizione.
Su qualche muro si leggono ancora le scritte minacciose con le quali l’Isis ammoniva i cittatidi-prigionieri di Raqqa ad osservare rigorosamente la sharja. Oggi nessuno le degna d’una occhiata, presa com’è la gente a riprendere a vivere, dopo anni di violenze, scientificamente applicate alla gente di quella che, per Abu Bakr al Baghdadi, era la capitale siriana del suo califfato.
A guardare i filmati della città girati prima che su di essa si abbattese la ”liberazione” dei miliziani neri, si stenta a riconoscere le strade, le piazze d’un tempo. Ora è solo distruzione, che però serve da monito a chi, in questi anni, ha voluto solo imporre una vita costruita su teoremi falsi e sanguinari.
Percorrendo le strade di Raqqa oggi si fa fatica a raccapezzarsi su dove ci si trovi. Della moschea che si trovava nel centro della città e che era un punto di riferimento oraresta solo il minareto, danneggiato ed inutilizzabile. Mentre ai suoi piedi non c’è più la cupola verde che sovrastava la sala delle preghiere e che una bomba intelligente ha centrato perchè cuore della predicazione tossica del califfato 
Al centro di una piazza c’è quel che resta della torre dell’orologio (un arredo urbano che si trova in quasi tutti i centri del Medioriente e del Nord Africa) , quasi un piccolo e tozzo obelisco che gli jihadisti dell’Isis usavano come palcoscenico per le loro rappresentazioni preferite: le esecuzioni capitali. Non importava di cosa dovesse rispondere il condannato, l’importante era che la sua fine fosse pubblica e quindi di monito per chi fosse solo sfiorato dal pensiero di tradire, di passare dall’altro lato della barricata, o anche solo di sentirsi prigioniero e non un fortunato per essere amministrato dalla legione di tagliagole al soldo del Califfo.
Prima dell’arrivo, nel 2014, dell’Isis, Raqqa contava 220 mila abitanti. Oggi, per le strade, si vedono non abitanti, ma sopravvissuti: alle violenze dei miliziani, ma anche ai bombardamenti della coalizione.
Ricostruire Raqqa, chiedono i sopravvissuti. Ma con qali costi e, soprattutto, sopportati da chi? Si farebbe prima a spostare l’abitato, perché per smaltire le macerie occorrerà molto tempo e, soprattutto, molto denaro.
Raqqa, città dolente, è stata liberata, ma resta vittima dei suoi incubi.

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