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Israele lascia l'Unesco e accusa: risoluzioni anti-semite

Dopo la decisione di Trump di andarsene anche Netanyahu conferma la volontà di tagliare i ponti con l'organizzazione dell'Onu che si occupa di educazione e cultura

Trump e Netanyahu
Trump e Netanyahu

globalist

15 Ottobre 2017 - 10.21


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A fare da apripista è stato Donald Trump, che è un ultras della destra istaeliana più che un presidente lungumirante degli Stati Uniti e ora tocca a Tel Aviv: Israele non cambia idea sull’Unesco e prosegue nell’uscita dall’organizzazione anche dopo l’elezione dell’ex ministro della cultura francese Audrey Azoulay alla guida. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu. “la mia istruzione di lasciare l’organismo – ha spiegato – resta immutata e procederemo per realizzarla”. “L’Unesco è diventata la sede di risoluzioni bizzarre, antisraeliane e in pratica antisemite. Ci auguriamo che cambi strada ma non abbiamo grandi speranze”.
Nei giorni scorsi il Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva annunciato la decisione di uscire dall’Unesco. Gli Stati Uniti, secondo quanto scritto in una lettera a firma del Dipartimento di Stato, vorrebbero diventare osservatori permanenti dell’agenzia senza parteciparvi. La decisione diventerà effettiva il 31 dicembre 2018.
E’ dal 2011 gli Stati Uniti non finanziano più l’Unesco, dopo il voto con cui la Palestina è stata ammessa come stato membro.
Da qui le tensioni. Tanto che gli States hanno chiesto a più riprese una riforma della struttura “intrisa da pregiudizi anti-israeliani. Ma, secondo Foreign Policy in realtà ci sarebbe un’altra ragione dietro la decisione degli Stati Uniti. Non solo l’affaire israeliano ma più prosaicamente la volontà di risparmiare: l’Unesco ha continuato a pretendere i fondi dovuti dagli Stati Uniti negli ultimi sei anni, per un totale di oltre 500 milioni di dollari.
“Mi rammarico profondamente per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Unesco, di cui ho ricevuto notifica ufficiale con una lettera del segretario di stato americano, Rex Tillerson”, era stato detto dalla direttrice generale dell’Organizzazione Irina Bokova proprio alla vigilia della nomina di Audrey Azoulay come nuova direttrice.

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