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Ultime tra gli ultimi anche nei soccorsi: sono le 'muxes', le omosessuali di Oaxaca

Pur facendo parte da secoli della tradizione zapoteca, tanto da essere riconosciute come 'terzo genere', non sono state aiutate come il resto della popolazione.

Una muxes
Una muxes

Diego Minuti

10 Ottobre 2017 - 09.55


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”Sappiamo quel che molta gente pensa di noi, ma è la nostra vita e l’accettiamo”:
Juchitan, nello Stato messicano di Oaxaca, mostra le ferite dei terremoti che hanno messo in ginocchio un intero Paese. Mistica parla volgendo le spalle a quella che era il soggiorno di casa sua. Le scosse hanno staccato dai muri intere porzioni di intonaco di un celeste pallido che bene si accordava con i mobili, in legno grezzo. Dalle nostre parti la chiameremmo arte povera. Qui, nel Messico rurale, è una necessità, perchè questi mobili costano meno e, in fondo, si adattano a tutto. Lo stesso fa Paulina, nella cucina della casa dei suoi genitori. Dice di essere triste ”perché nessuno si aspettava questa cosa, ma nessuno lo sa perché Dio fa le cose.Ho visto in televisione cosa succede in altre città, ma non avrei immaginato che potesse succedere a a Juchitan “.
Mistica parla con voce bassa, stretta in una camiciola sgargiante. I tratti del viso non nascondono che è una muxes, come vengono chiamati gli omosessuali nel cultura zapoteca dllo Stato di Oaxaca. Sono una comunità, coesa come può essere chi appartiene ad un gruppo che il resto della società tende a marginalizzare, pur accettandola. Sono state riconosciute come ‘terzo genere’ e hanno avuto anche la forza di costituire un collettivo per difendersi da superstizioni e preconcetto. 
I muxes però sanno di sedere sul gradino più basso della scala sociale, ma, essendo la loro una condizione vecchia di secoli e riconosciuta, non se ne curano. Anzi, quando camminano lungo le strade polverose delle città, rispondono con un sorriso sulla labbra per chi le saluta cordialmente ed ignorano chi le dileggia, quasi non fossero coscienti della loro condizione. Mistica, quando dimentica per un attimo il tono volutamente delicato della sua voce, ridiventa Antonio Sánchez Gómez, che a volerlo ricondurre a definizioni assolutamente maschili, si potrebbe descrivere come basso, tarchiato, di pelle olivastra e dai tratti marcati che sottolineano la sua origine india.
”Tutte noi sappiamo quel che siamo e quel che la gente pensa di noi. E lo sappiamo anche ora che il terremoto ha rovinato la vita di molte di noi”. Mystic parla di un gruppo di muxes che ha avuto la casa distrutta dalla scosse e che ora vive ospite di qualche ‘compagna’. Il dramma delle muxes è che, nelle priorità di chi sovrintende il soccorso ai terremotati, loro non ci sono perchè, agli occhi dei benpensanti, non esistono.
Ma tutti sanno che i muxes hanno un loro posto, un ruolo. Come dice una di loro ricordando che ”è con noi che gli uomini hanno le prime esperienze sessuali. Noi lo sappiamo e ci comportiamo con loro con la dolcezza di una madre, di una sorella, di un’amica. Parliamo con loro e cerchiamo di avvicinarli al sesso con naturalezza, come è giusto che sia”. E non ne fanno solo un ‘mestiere’ perchè molte di loro hanno un lavoro.
Una ‘funzione sociale’ che le muxes rivendicano quasi con orgoglio, spiegando che le donne, le moglie, le fidanzate, non le odiano, anzi ”in qualche modo ci sono grate, a modo loro, perchè le aiutiamo ad avere con i loro uomini un rapporto migliore”.
Parole che portano ad una domanda scontata: ma non vi vedono come delle rivali?
”No, perchè con noi gli uomini sanno che non dovranno prendere alcun impegno, nè di nozze o fidanzamento. Entrano forse timorosi e vanno via col sorriso”.
Ora alcune delle muxes di Juchitan come quelle di altre città del Messico colpito dai terremoti hanno il problema di essere rimaste senza casa. Un problema di cui tutte le loro compagne si stanno facendo carico. Trovare chi possa aiutare finanziariamente quelle che sono rimaste senza casa. Non hanno nulla da offrire, se non la loro dignità. Come dimostrano partecipando a tutte le attività in aiuto di chi ha perso tutto con il terremoto. Anche se c’è chi, vedendole dare quel che possono, le guarda solo come ‘muxes’ e non come persone.

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