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La strage silenziosa delle donne autoctone in Canada: 1.100 uccise o scomparse

Manifestazioni in tutto il Paese per ricordare le vittime di un fenomeno che per troppo tempo è stato sottovalutato. Il tasso di native uccise è di quattro volte superiore alle altre comunità.

I parenti delle donne scomparse ricordano 'l'autostrada delle lacrime'
I parenti delle donne scomparse ricordano 'l'autostrada delle lacrime'

Diego Minuti

5 Ottobre 2017 - 09.44


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E’ una strage silente, di cui ci si torna ad interessare quando ne scompare una o un’altra viene trovata uccisa. Ma dopo cala l’oblio e si dimentica in fretta il dramma delle donne autoctone canadesi, eredi dei nativi, che spesso vivono nelle loro comunità in una condizione di disagio che le autorità non riescono a risolvere. Nell’arco di quarant’anni le donne autoctone uccise o scomparse sarebbero almeno cinquecento, ma alcune stime più recenti – frutto di indagini molto più accurate – fanno schizzare il totale ad oltre mille e cento. Un massacro che, agli occhi del mondo, non è tale solo perchéi numeri che ingrossano la sua entità arrivano centellinati. Oggi il cadavere di una donna lungo il fiume, con le vesti strappate; tra un mese sparisce una ragazza, uscita di casa per andare al mini-market della riserva per comprare il latte per i fratellini; ancora qualche mese ed il fiume restituisce il corpo di una donna, moglie, madre, scomparsa nel nulla dopo avere lasciato i figli davanti alla baracca che fa da scuola.
Episodi slegati, che però non attenuano l’impatto devastante dei numeri.

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Un dramma apparentente senza una ragione e nemmeno un inizio, inteso come quello che può essere considerato l’omicidio-zero. E’ stato così da molti anni e la violenza sulla donne autoctone è ormai una statistica, drammatica, agghiacciante, ma che se resta tale vede attenuato il suo impatto emozionale.
Intorno a questa strage il Canada ha assunto due profili: quello delle Istituzioni, che dicono che le forze di poilizia non hanno mai trascurato il fenomeno; quello della associazioni di tutela dei diritti delle donne e delle comunità autoctone, che sostengono che quanto è accaduto  purtroppo accade ancora è anche colpa di uno Stato assente.
Ma basta un dato, fornito dall’Rcmp (le Giubbe rosse, che fungono da polizia federale in Canada), per indurre a più d’una riflessione. Il tasso di donne native ammazzate è di quattro volte superiore al resto delle altre comunità.
Ieri però le più grandi città del Canada si sono simbolicamente fermate per la giornata della commemoriazione delle donne e delle adolescenti autoctone uccise o scomparse.
Come a Montreal, dove, nella piazza Gamelin, la manifestazione è cominciata con una preghiera e proseguita con le testimonianze di donne che hanno subito violenze sessuali.
”Noi – ha detto Perry Bellegarde, capo dell’Assemblea delle Prime nazioni del Canada, come sono chiamate le comunità eredi degli originari abitanti del Paese – onoriamo le nostre figlie, le nostre sorelle, le zie, le madri e le nostre famiglie. Trasmettiamo il nostro amore e sostegno alle donne scomparse ed assassinate. Domando a tutti i canadesi di sostenere il cambiamento e la riconciliazione”.
Già, riconciliazione perchè a molti appare evidente che le violenze di cui sono fatte oggetto le donne autoctone (altissimo è anche i numero di quelle che subiscono abusi sessuali, approfittando delle loro condizioni di disagio sociale) hanno le loro radici ei pregiudizi che si nutrono verso le comunità di nativi e l’idea che siano cittadini di serie B, mantenuti dallo Stato e che non meritano alcun rispetto soprattutto se sono donne.
Lo Stato sembra reagire ed è di questi giorni l’inizio – a Smithers, in British Columbia – della seconda tornata di lavori dell’inchiesta nazionale sul fenomeno. Ma per molti è solo un trito elencare di fatti e circostanze, senza riuscire ad andare al cuore del fenomeno, per estriparne le radici.
”Le donne autoctone non sono statistiche”, ha detto Michèle Audette, che fa parte della commissione d’inchiesta nazionale. Donne, ha aggiunto la commissaria, ”che avevano dei sogni ed i loro sogni sono stati spezzati dalla mancanza di risposta sociale o sistemica”.

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