''Boom'' di rifugiati accolti in Giappone: tre quest'anno, ben quattro nel 2016

Il Paese conferma la sua chiusura agli stranieri, nonostante una fortissima crisi demografica ed un progressivo invecchiamento della popolazione.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e Trump

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe e Trump

globalist 5 ottobre 2017

Nei primi sei mesi del 2017 il Giappone ha accolto solo tre rifugiati, a fronte di 8.560 richieste di asilo, un record assoluto. Il dato è una conferma dell'atteggiamento di poca apertura che il governo conservatore di Shinzo Abe ha nei confronti dell'integrazione di stranieri. Un atteggiamento peraltro in linea con la cultura del Giappone, sempre moto restia ad aprirsi.
I tre rifugiati accolti, comunque, non costituiscono una eccezione, perché lo scorso anno sono stati in totale quattro, sui cinquemila che ne avevano fatto richiesta. Un elemento numerico che l'ong Human Right Watch ha definito ''a dir poco incredibile''.


A differenza di altre nazioni industrializzate, il Giappone rimane contrario ad ogni apertura sulle regole di accoglienza di cittadini stranieri, malgrado il basso tasso di natalità del Paese e il progressivo invecchiamento dei suoi abitanti (il 27 per cento della popolazione ha più di 65 anni).

Secondo un portavoce del ministero della Giustizia, il processo di valutazione delle richieste di asilo ha risentito di una falla legata alla modifica delle normative avvenuta nel 2010, che ha portato a un incremento delle domande contenenti dei dati falsi.