Francia, i cantieri navali di Saint-Nazaire (quasi) in mani italiane

Fincantieri dovrebbe ottenere la maggioranza del capitale di STX-France (il 51%), ma solo grazie al prestito dell’1%, che Parigi potrà revocare per i prossimi dodici anni.

I cantieri di Saint-Nazaire in Francia

I cantieri di Saint-Nazaire in Francia

Francesco Ditaranto 27 settembre 2017

L’accordo sarà ufficializzato a breve, nel corso dell’incontro bilaterale tra il governo francese e quello italiano a Lione. Dopo due mesi di tira e molla al quale in pochi avevano realmente creduto, i cantieri navali di Saint-Nazaire, a cavallo tra Bretagna e Loira-Atlantica, passano in mani italiane. Fincantieri dovrebbe ottenere la maggioranza del capitale di STX-France (il 51%), ma solo grazie al prestito dell’1%, che Parigi potrà revocare per i prossimi dodici anni.
In altre parole, Fincantieri, qualora non dovesse rispettare gli accordi, in particolare sul mantenimento del livello occupazionale nei cantieri di Saint-Nazaire, si vedrà ritirato l’1% “prestato” dallo Stato francese che tornerà, così, a esercitare il potere di veto su eventuali decisioni.
Il termine fissato a dodici anni per esercitare la revoca del prestito è direttamente legato al fatto che i cantieri navali possano, a oggi, contare su commesse sicure fino al 2028.
E’ la fine scontata di una telenovela, cominciata nella primavera scorsa con il pre-accordo, raggiunto dall’allora presidente Hollande con Fincantieri e poi bloccato a fine luglio da un improvviso e inatteso anelito protezionista del neo-presidente Macron. In quei giorni, il governo francese annunciò una nazionalizzazione provvisoria dei cantieri, provocando lo sconcerto dell’esecutivo italiano.
Saint-Nazaire, cittadina la cui economia è essenzialmente legata ai cantieri navali, ha rappresentato finora un simbolo per la tutela degli interessi economici francesi e, a tratti, addirittura per la politica estera di Parigi. Anche se, fino a pochi anni fa, la proprietà dei cantieri era coreana, è proprio in questa città che si è consumata una gravissima crisi diplomatica, tutta interna all’Unione Europea, quando l’allora ministro dell’economia francese Moscovici scippò ai cantieri finlandesi di Turku la costruzione della nave da crociera Royal Carribean, rilanciando, così, la produzione francese di navi da crociera.
Sempre nella città sull’estuario della Loira, rimasero “parcheggiate” le due navi militari costruite per la Russia che, scattate le sanzioni contro Mosca in seguito alla crisi in Crimea, furono vendute, grazie a un finanziamento saudita, all’Egitto di Al-Sisi.
Sono due gli interrogativi, ancora senza risposta, rispetto alla chiusura della trattativa STX-Fincantieri. Il primo, strategico, riguarda la possibilità, ventilata da più parti ma rimasta, per il momento, poco più che ipotetica, che il governo francese punti a entrare in qualche modo in Finmeccanica Leonardo, quasi come contropartita per la vendita dei cantieri di Saint-Nazaire.
Il secondo, politico, riguarda invece la contraddizione interna alla visione politica di un presidente, Macron, che, se da una parte vuole proteggere i posti di lavoro (2600, senza considerare l’enorme indotto) a Saint-Nazaire, dall’altra vara una riforma del lavoro che stabilisce come una multinazionale possa decidere della ristrutturazione (in altre parole, licenziamenti) o della chiusura delle sue filiali in un paese, tenendo conto, non del suo stato di salute complessivo, ma delle eventuali sofferenze registrate nei singoli paesi (il cosiddetto perimetro nazionale).