Messico, crolla una scuola elementare, strage di bimbi, i volontari lavorano a mani nude

Il bilancio è ancora incerto, ma ci sarebbero tredici alunni e quattro insegnanti morti. Si scava alla ricerca di sopravvissuti

Terremoto in Messico, i volontari
Terremoto in Messico, i volontari
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20 Settembre 2017 - 07.42


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E’ bastato che le emittenti televisive e le radio dessero la notizia del crollo di una scuola elementare che è scattata la mobilitazione di volontari che sono arrivati davanti a quello che rimane del plesso scolastico da ogni parte della città, quasi a rispondere ad una appello che però nessuno aveva lanciato. La scuola era intitolata ad Enrique Rebsamen, uno dei pionieri del Messico dell’istruzione elementare ed ideatore di un sistema di lettura e scrittura seguito in tutto il Paese. 
Chi con una mascherina di garza e o plastica, chi avvolgendosi davanti alla bocca un fazzolettone, chi invece senza alcuna protezione: in decine hanno cominciato a scavare con la mani, organizzandosi con le catene umane che, nel volgere di poche ore,  sono diventate il simbolo di queste ennesimo devastante terremoto.
Il primo a cercare di definire l’ampiezza di un dramma che, come tanti altri, sta colpendo al cuore la gente è stato il sottosegretario alla Pubblica istruzione, Javier Treviño, che ha subito parlato di 25 morti, tredici dei quali sicuramente tra gli alunni della scuola.
Non si comprende bene in base a quali informazioni, Javier Treviño abbia dato la notizia, ma quando si sparge tra i volontari è come se il serpente di braccia che raccolgono pietre, se le passano per mani che spesso non sono protette da guanti o altro, riprendesse forza. Si lavora ancora più alacremente, nella speranza di trovare qualche bambino ancora vivo, di ”smentire” le dichiarazioni del sottosegretario.
La scuola Enrique Rebsamen è solo una delle 202 che, a Città del Messico, ha subito gravi danni,
Le autorità locali hanno disposto la chiusura di tutte le strutture scolastiche, anche di quelle che apparentemente hanno retto l’urtro devastante del sisma.
Ma davanti alla Enrique Rebsamen tutti lavorano ancora.

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