Sono stata una neonazista fino a quando mi sono innamorata di una donna nera

La storia di Angela King suprematista bianca, antisemita e omofoba. Poi in carcere la svolta della vita, l'abbandono dell'odio e l'impegno per i diritti civili

Angela King

Angela King

globalist 30 agosto 2017

di Paola Rea


Angela King è cresciuta in una famiglia conservatrice del sud della Florida, con un destino apparentemente già scritto. Una frase ricorrente della madre è:” non smetterò mai di amarti… a meno che tu non porti a casa un nero o una donna”.



Certo non il miglior ambiente per avere dubbi sulla propria sessualità. In più, Angela fatica a mantenere il peso stabile e ha scarsa fiducia in sé stessa, come spesso avviene a quell’età: a scuola è oggetto di prese in giro. Così Angela si fa sempre più arrabbiata fino a scoprire che trattare con violenza i suoi compagni le da piacere, sollievo.



Dopo il divorzio dei genitori va a vivere con la madre e la sorella. A quel punto il suo processo formativo è praticamente compiuto: conosce un gruppo di ragazzi che come lei apprezza l’aggressività e che non la discriminano, a patto che sia d’accordo a discriminare gli altri.


 


 




Angela lascia il liceo a 16 anni, lavora nei fast food ed è molto ignorante. Tutto quello che le viene detto lo assorbe come una spugna: nemmeno ventenne, milita già in un gruppo di neonazisti. Si copre di tatuaggi di svastiche e simboli nazi e parla di 'guerre di razza’ in corso negli Stati Uniti. Finché i suoi compagni non decidono di compiere un furto in un locale di video per adulti, con la scusa che ‘la pornografia nuoce alla razza bianca’: Angela viene arrestata e condannata a 5 anni di carcere, mentre il suo ragazzo è incarcerato per un altro crimine d’odio. Era il 1998.


 


Angela a questo punto si trova esattamente dove i presupposti sembravano indicare: in carcere. Ma è qui che l’imprevedibilità della vita entra in gioco. Perché Angela in carcere, non solo è trattata compassionevolmente da un gruppo di carcerate nere, tanto disprezzate da lei prima, con cui finisce per fare amicizia. Ma, di più, si scopre innamorata di una di loro.


 


Riscoperta la sua sessualità repressa avvia una intensa relazione di amore con una carcerata afroamericana, con la quale trova moltissimi punti d’incontro: “Non riusciamo a spiegarci come ci siamo innamorate. Ci chiediamo come possa essere successo” dirà lei più avanti.


E così, quando Angela esce di prigione nel 2001, è un’altra persona. Prende un diploma in psicologia e sociologia, supporta le comunità Lgbt e si fa cancellare tutti i tatuaggi. Chiede perdono al Centro d’Olocausto locale ed ha i capelli di tutti i colori, ma principalmente rosa. “Non è facile cambiare opinione. E’ difficile liberarsi di roba del genere”.


 


Ma si potrebbe forse dire, che questa costituisce una delle poche volte in cui il carcere è stato davvero educativo.