Attacchi alle moschee e aggressioni: un'ondata islamofoba attraversa la Spagna

Gli episodi di razzismo e violenza nei confronti dei musulmani sono aumentati del 106,12% tra il 2015 e il 2016. Quest'anno, la casistica è raddoppiata

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23 Agosto 2017 - 10.19


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L’islamofobia è ormai una realtà in Spagna. Si presenta come un ulteriore, gravoso danno del terrorismo Jihadista degli ultimi anni, e risulta difficile da contrastare perché appare in mutevoli forme, con argomentazioni che fanno presa su una buona percentuale della popolazione: basti pensare all’hashtag #stopIslam che è divenuto popolarissimo su Twitter nel corso dell’ultimo attentato sulla Rambla, e che ha dimostrato che una buona fetta degli utenti del network non ha chiara, o non è interessato ad aver chiara, la distanza che corre tra ‘Islam’, ‘musulmani, e ‘Jihadisti’.
Fatto sta che i dati sono preoccupanti: dal 2014 al 2016 il numero dei casi di denunciata islamofobia è cresciuto di parecchie centinaia, con episodi di violenza e discriminazione che hanno coinvolto, in ampia percentuale, anche donne e bambini.
L’onda islamofoba passa per messaggini whatsapp, nella quale si allertano i cittadini del rischio che i musulmani rappresentano, della loro volontà di privare gli spagnoli delle loro libertà; ma anche per teorie complottistiche sul perchè non c’erano musulmani sulla Rambla, tutti in combutta tra loro. Ancora più seri sono gli attacchi alle Moschee, come quelle di Siviglia, Granada e Madrid, al grido di “Assassini, la pagherete! Moro che prega, il machete attende la tua testa”. Un ragazzo di 14 anni, marocchino, è stato preso a sassate e minacciato di morte perchè ‘moro di merda’: ora ha timore di uscire di casa.
E tutto ciò, nonostante il diritto spagnolo castighi con almeno quattro anni di carcere i crimini d’odio.
Interessante da sottolineare, questa ondata islamofoba non si era fatta sentire con la stessa violenza nel 2004, a seguito degli attentati dell’ 11 marzo: all’epoca la popolazione spagnola aveva sentito che c’entrava con quanto era stato commesso dagli occidentali in Iraq, e non si era rivalsa nei confronti dei cittadini musulmani risiedenti in Spagna.
Ma sicuramente ha un ruolo in tutto ciò il grande bombardamento mediatico che ha seguito tutti gli ultimi attentati, e la sensazione di accerchiamento che ciò ha scatenato negli spettatori: titoli come ‘Europa sotto attacco’ non hanno facilitato la comprensione nella popolazione delle misure e circostanze del fenomeno jihadista. Senza contare che la maggior parte delle vittime fatte dall’Isis appartengono al mondo musulmano e al Medio Oriente.
A ciò si aggiunge la crisi dei rifugiati, alla quale non si trovano facili soluzioni: l’agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Eu ha calcolato che l’80% dei delitti d’odio di questo tipo non vengono attualmente denunciati. Il filosofo autore di ‘Islamofobia’, Santiago Alba Rico, ha giustamento dichiarato che non bisogna lasciare alcuno spazio di azione o respiro al fenomeno islamofobo: poichè l’islamofobia è alimentata dal terrorismo, ma il razzismo nei confronti dei musulmani genera jihadisti “neofascismo e jihadismo sono due facce della stessa moneta che si alimentano vicendevolemente”.

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