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Troppo morbido con i razzisti: la madre di Heather Heyer rifiuta di parlare con Trump

Trump sotto attacco: equiparare manifestanti pacifisti a suprematisti bianchi è imperdonabile, necessario che il presidente si scusi

heather
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globalist

18 Agosto 2017 - 17.11


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“Non intendo parlare con il presidente dopo quello che ha detto”.

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Così Susan Bro, madre della ragazza rimasta uccisa durante la manifestazione anti- nazista in Virginia, dichiara di non avere alcuna intenzione di incontrare il Presidente Donald Trump.

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Sua figlia Heather Heyer è morta per mano di un ragazzo suprematista, e il presidente ha comunque “equiparato” i manifestanti antirazzisti con i neonazisti.

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 Bro, in un’intervista alla Abc, dopo che la Casa Bianca ha annunciato l’intenzione del presidente di avere un colloquio con lei, ha affermato di aver visto “il video di una conferenza stampa in cui (Trump) equipara i manifestanti al Ku Klux Klan e i suprematisti bianchi”.

Il presidente ha affermato che entrambi gli schieramenti erano “in parte colpevoli” per l’accaduto: pertanto, agli occhi della madre di Heather, “Non può cavarsela stringendo la mano e dicendo: ‘Mi dispiace'”.

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Il repubblicano Romney contro il miliardario: chieda scusa

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 “Ha portato i razzisti a festeggiare, le minoranze a piangere e il vasto cuore dell’America a essere in lutto”.

 Lo ha detto Mitt Romney, commentando le affermazioni di Trump a seguito degli eventi di Charlottesville. Equiparare manifestanti pacifici e anti- razzisti a suprematisti bianchi che difendevano la statua del generale Lee, ha costituito un momento molto basso per la politica democratica americana.

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L’ex candidato repubblicano alle presidenziali del 2012 nonché ex governatore del Massachusetts va così ad aggiungersi al fiume di critiche arrivate da membri del Gop contro il loro presidente.

Mentre l’ex vicepresidente democratico Al Gore crede che le dimissioni di Trump siano l’unica soluzione, su un post su Facebook Romney ha invitato Trump a scusarsi con la nazione.

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“Dovrebbe rivolgersi al popolo americano, riconoscere di essersi sbagliato e chiedere scusa”. Secondo Romney, il Commander in chief dovrebbe “dichiarare con decisione e senza equivoci che i razzisti sono al 100% responsabili della morte [di una 32enne] e della violenza a Charlottesville”.

 Per lui il miliardario di New York diventato leader Usa deve anche dire che “non si può concepire alcun paragone, nemmeno morale, tra nazisti – che hanno ucciso brutalmente milioni di ebrei e per la sconfitta dei quali centinaia di migliaia di americani hanno dato le loro vite – e contro-manifestanti scioccati dal vedere pazzi in parata con bandiere, fascia sul braccio e saluti nazisti”.

Trump aveva inizialmente parlato di violenza “da più parti”; poi, dopo un forte pressing, 48 ore dopo i fatti aveva puntato esplicitamente il dito contro il KKK, i suprematisti bianchi e il razzismo ma il giorno successivo fece una inversione a U tornando sulla sua posizione iniziale e arrivando anche a paragonare Robert E Lee – leader delle forze confederate durante la guerra civile americana – al primo presidente americano George Washington.

 Le parole di Romey, tra le più categoriche ad essere arrivate da politici repubblicani, si aggiungono a quelle di John McCain: il senatore repubblicano dell’Arizona martedì scorso aveva scritto su Twitter che “non c’è alcun paragone morale tra razzisti & americani contrari a odio & intolleranza.

Il presidente degli Stati Uniti dovrebbe dirlo”.Il giorno successivo a quel tweet, gli ex presidenti Usa George H.W. Bush e il figlio George W – che hanno detto di non avere votato per Trump – rilasciarono un commento congiunto in cui condannarono il razzismo senza però menzionare il nome dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Per citare Romney, “questo è un momento determinante per il presidente Trump”.

Lo dimostra l’apprensione degli investitori, timorosi di due cose: che l’agenda pro-crescita e pro-business non venga mai alla luce (è stata promessa nell’ormai lontano Election Day dello scorso 8 novembre) e che figure chiave dell’amministrazione come il consigliere economico Gary Cohn possano voltare le spalle a Trump.

 I Ceo d’America lo hanno già fatto con un esodo che ha forzato Trump ha sciogliere i forum economici da lui voluti e a mandare in soffitta la creazione di un altro forum sulle infrastrutture.

 

 

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