Libia, Maitig alla Ue: "Aiutateci coi migranti ma nei nostri centri'

Lo chiede il vicepresidente del Consiglio presidenziale libico, in un'intervista rilasciata ai media italiani.

Un lager libico
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13 Agosto 2017 - 09.38


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“L’altro giorno l’Unicef ha svelato un dato: secondo i loro calcoli in Libia ci sono 500mila bambini a rischio di malnutrizione. Un paese con scarsa popolazione, con risorse economiche notevoli non riesce a nutrire tutti i suoi bambini. La Libia esce da una fase acuta di guerra civile. I migranti sono percepiti come un altro elemento destabilizzante, ma stiamo affrontando anche il problema dei loro diritti umani senza un vero aiuto dell’Europa. Perché la Ue, le Ong ancora non vengono a sostenerci? Ammetto, ci sono mille carenze, ma allora cosa aspettate per aiutarci a risolverle?”. Così Ahmed Maitig, vicepresidente del Consiglio presidenziale libico, in un’intervista a Repubblica. Parlando del Paese, “c’è chi in Libia ritiene che sia possibile andare avanti usando solo lo strumento militare, attaccando, conquistando, imponendo il controllo militare a tutta la società. E c’è invece chi crede che fra mille difficoltà la società libica sia in grado di far crescere una forma di ‘democrazia alla libica’”, spiega Ahmed. “L’Italia, l’Europa, l’America, la Russia, i paesi arabi nostri vicini sono di fronte a questo scenario: tutti gli europei lo capiscono perfettamente, perfino chi da fuori segretamente appoggia l’opzione ‘ricostruiamo una dittatura’”. “Ma ricostruire una dittatura in Libia – avverte Maitig – sarà impossibile, inventarsi un nuovo piccolo Gheddafi è il sogno malato di chi è rimasto fermo a progetti che forse andavano bene negli anni Sessanta, Settanta. Si può rallentare o favorire la soluzione, ma l’unica opzione è quella della politica, non quella dei militari che si impossessano della politica”.

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