Piccolo rinvio per Charlie: più tempo ai genitori prima di staccare la spina

All'ospedale hanno deciso di rallentare la procedura per dare più tempo ai genitori per stare con il figlio

Charlie Gard

Charlie Gard

globalist 30 giugno 2017

Tutto rimandato ma la sorte è segnata: un periodo di tempo extra per il piccolo Charlie Gard e i suoi genitori, prima di staccare i macchinari che lo tengono in vita. A rendere nota l'intenzione di 'rallentare' su un cammino comunque segnato è il Great Ormond Street Hospital di Londra, che fa sapere come il supporto vitale al bimbo di 10 mesi, affetto da una rarissima malattia, sarà interrotto non oggi - come anticipato - ma nei prossimi giorni. Chris Gard e Connie Yates avevano chiesto ai sanitari di aspettare il fine settimana per interrompere i trattamenti che tengono in vita il bimbo. "Insieme ai genitori di Charlie, stiamo mettendo in atto gli interventi per" assicurare "la sua assistenza, e per dare loro più tempo insieme come famiglia", ha fatto sapere un portavoce dell'ospedale in una nota.

"Chiediamo di concedere alla famiglia e al nostro staff un po' di spazio e di privacy in questo difficile momento", ha aggiunto il portavoce. Dal canto suo, un amico di famiglia avrebbe confidato al 'Daily Mail' che il bimbo resterà attaccato alle macchine che lo tengono in vita nel weekend. I genitori, fin dalle prime ore del mattino accanto al bimbo, avevano chiesto anche di poter portare Charlie a casa e accompagnarlo così nelle sue ultime ore, una richiesta negata dai sanitari.
I giudici di Strasburgo in settimana avevano respinto la richiesta dei genitori del piccolo di tentare una procedura sperimentale negli Stati Uniti. Secondo la Corte Edu, qualunque ulteriore trattamento danneggerebbe Charlie. Stando ai sanitari che lo assistono, il bimbo è uno dei 16 pazienti al mondo colpiti dalla sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, patologia ultra-rara che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare e nervoso.


 



La storia del bambino: Charlie è nato il 4 agosto del 2016. Era apparentemente in buona salute, ma ha cominciato a perdere perso dopo due mesi di vita a causa della sindrome di deperimento mitocondriale. La malattia provoca il progressivo indebolimento dei muscoli. Meno di 20 casi al mondo. Secondo i medici non ha mai avuto possibilità di sopravvivere. Da mesi era collegato a un respiratore. Non è in grado di sentire e ha subito gravi danni cerebrali.


La battaglia giudiziaria: Charlie "deve essere lasciato morire con dignità", si leggeva nella sentenza della Alta corte di Londra. I genitori però non si sono mai rassegnati e, sostenuti da un'ondata di affetto sul web, sono andati avanti nella loro colletta, riuscendo a raccogliere ben 1,3 milioni di sterline: soldi che sarebbero serviti, secondo i Gard, a portare Charlie negli Usa per sottoporlo a una costosissima terapia sperimentale. Per i pediatri che seguono Charlie però non ha più senso tenerlo in vita artificialmente: è necessario invece passare a un trattamento palliativo riducendo al minimo la sua sofferenza. I giudici inglesi sono concordi e, in sostanza, anche quelli europei. 


La Corte di Strasburgo sulla questione si è dichiarata non competente. L'istanza dei Gard è stata respinta tenendo conto "del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell'accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche". Inoltre i giudici hanno rilevato che "le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici". Una sentenza inappellabile. 



Il parere del Vaticano. "La vicenda del piccolo bambino inglese Charlie Gard e dei suoi genitori colpisce tutti noi per il carico di dolore e di speranza che ci consegna. Siamo vicini a lui, a sua mamma, a suo papà e a tutti quelli che, fino a oggi, lo hanno curato e hanno lottato con lui. Per loro, e per quanti sono chiamati a decidere del loro futuro, innalziamo al Signore della vita una preghiera perché 'nulla vada perduto'": così mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita.


"La Conferenza Episcopale Cattolica di Inghilterra e Galles - ha dichiarato Paglia in una nota diramata ieri - ha oggi emesso un comunicato che anzitutto riconosce la complessità della situazione, il dolore straziante dei genitori, la ricerca del bene per Charlie messo in campo da tutti i soggetti coinvolti. Il testo ribadisce inoltre che non si può mai porre in essere alcun gesto che metta fine intenzionalmente a un`esistenza umana (compresa la sospensione della nutrizione e dell`idratazione), ma che purtroppo vanno riconosciuti anche i limiti di ciò che si può fare, certo dentro un servizio all`ammalato che deve continuare fino alla morte naturale".
"La domanda corretta che va posta in questo e in ogni altro caso purtroppo simile è: qual è il bene per questo ammalato? Dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina, per cui, come ricorda l`Enciclica Evangelium Vitae al numero 65, va evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso. Inoltre va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose; quando l`alleanza terapeutica tra paziente (in questo caso i suoi genitori) e medici si interrompe, tutto diventa più difficile e ci si trova obbligati a percorrere l`estrema ratio della via giuridica, con i rischi di strumentalizzazioni ideologiche e politiche sempre da evitare e di clamori mediatici talvolta tristemente superficiali. Caro Charlie, cari genitori, noi preghiamo per voi e con voi".