Top

Un software per spiare gli oppositori: Nieto nega e minaccia azioni penali

Il presidente messicano alle prese con il caso Pegasus: voglio denunciare chi ha sollevato il caso

Un omicidio in Messico
Un omicidio in Messico

globalist

23 Giugno 2017 - 17.44


Preroll

Ha usato un software studiato per combattere la criminalità per spiare i suoi oppositori? In Messico c’è chi lo accusa. Ma il presidente Enrique Peña Nieto nega fortemente. Certamente il governo ha acquistato Pegasus, il sofisticato software prodotto da una società israeliana e venduto a molti paesi per combattere la grande criminalità e il terrorismo. Ma non è mai stato usato contro avversari, giornalisti o attivisti per i diritti civili.
Di fronte alla denuncia pubblica di un gruppo di colleghi messicani che avanzavano il forte sospetto che fossero stati spiati da questo potente e inattaccabile strumento tecnologico, il capo dello Stato ha reagito minacciando di mettere sotto inchiesta per “falso” gli stessi autori della denuncia. Il sintomo di un imbarazzo evidente: la denuncia deve aver sollevato il velo di ipocrisia e di segreti che avvolge la massima istituzione del grande paese centroamericano.
Per smentire o negare l’uso distorto e inquietante di un software che carpisce ogni tipo di informazione contenuta negli smartphone presi di mira, il presidente ha convocato una conferenza stampa: “Ho già disposto”, ha annunciato il capo dello Stato, “un’indagine approfondita per verificare se ci sono stati casi di uso improprio dello strumento. Ma mi auguro che esso possa essere applicato, secondo la legge, anche nei confronti di coloro che hanno sollevato delle false accuse contro il governo”.
Parole a cui ha fatto seguito l’immediata reazione delle vittime dei tentativi di spionaggio cibernetico. “Questo”, ha detto Juan Pardinas, direttore dell’Istituto messicano per la competitività, uno dei target di Pegasus, “non è il comportamento che ci si aspetta da un capo dello Stato di una giovane democrazia. Questa è la dichiarazione di un apprendista di Vladimir Putin”. Le dure parole di Nieto hanno suscitato altre reazioni. Anche da parte del New York Times che, assieme al Pais, aveva ripreso la notizia data dai colleghi messicani. Il portavoce del presidente, Eduardo Sánchez, in un’intervista ha voluto chiarire che “il presidente non ha mai tentato di minacciare sia il New York Times sia altri gruppi di attivisti del Messico. Le sue dichiarazioni sono state interpretate male”.

OutStream Desktop
Top right Mobile
Native
Box recommendation

Articoli correlati

Outofpage
WebInterstitial Mobile