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Corbyn, dalle lotte contro l'apartheid alla conquista del voto dei giovani

Il leader laburista ha contro tutti gli apparati. Ma dalla sua i ceti popolari e soprattutto i giovani

Il leader laburista Jeremy Corbyn quando fu arrestato nel 1984
Il leader laburista Jeremy Corbyn quando fu arrestato nel 1984

globalist

9 Giugno 2017 - 15.28


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Nato nel 1949 nello Shropshire, nelle Midlands, si trasferì presto con la famiglia a Londra e divenne subito attivista sin dai tempi della scuola: una esclusiva Grammar School in cui era uno dei due unici simpatizanti Labour (da qui la sua avversità verso l’educazione selettiva).
Nel 1974 venne eletto consigliere comunale nel distretto di Haringey, nel Nord di Londra, fino a diventare parlamentare dal 1983 in poi, rappresentando la zona londinese di
Islington North, con un crescendo continuo di consensi: dagli iniziali 5600 voti ai 21000 voti nelle ultime elezioni.
È famoso per il suo attaccamento al lavoro, per la sua integrità e fedeltà ai principi e per la sua frugalità. Si tratta infatti del parlamentare che in passato ha dichiarato meno spese in assoluto.
Ha sempre sostenuto le campagne per i diritti umani nel mondo e contro l’austerity in casa.
È stato uno degli otto politici arrestati nel 1984 di fronte all’ambasciata sudafricana a Londra, dove protestava contro l’apartheid.
In Parlamento è stato uno dei più ribelli: dal 2001 in poi si è opposto alle linee guida del suo partito per più di 500 volte, fra le quali alcune delle questioni più controverse durante l’era di Tony Blair. Per esempio si è fermamente opposto alla guerra in Iraq e all’aumento delle tasse universitarie.
In passato ha criticato Ed Milliband (il leader Labour che lo ha preceduto) per aver promesso più austerity prima delle elezioni.
Si è pronunciato contro le armi nucleari e contro il rinnovo del programma nucleare inglese Trident ed è vice presidente della campagna per il disarmo nucleare.
Ha patrocinato la campagna di solidarietà per la Palestina, che ha invitato al boicottaggio dei prodotti israeliani in segno di protesta per la situazione a Gaza. È stato anche presidente della Coalizione Stop the War, che ha organizzato la protesta di due milioni di persone contro il conflitto in Iraq.
Ha appoggiato la causa irlandese ed è stato criticato per aver invitato in parlamento il leader del Sinn Fein Gerry Adams.
Discepolo di Tony Benn (padre di Hilary Benn, attuale ministro ombra degli Esteri e strenuo oppositore delle politiche di Corbyn) viene visto dai suoi critici più feroci come «una caricatura del tipico ‘barbuto di sinistra’, un’ineleggibile regressione ai tempi bui degli anni ’80, quando i Labour davano più valore alla purezza ideologica che alla capacità di vincere.»
Da Benn padre ha ereditato la propensione per una forma di socialismo democratico e per una pianificazione statale dell’economia, come pure l’impegno per un disarmo nucleare unilaterale e per un’Irlanda unita.

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È stato incluso nella campagna per la leadership laburista puramente per ‘allargare il dibattito’, mostrandosi pluralisti e confidando nel fatto che l’eterna minoranza non avrebbe avuto, ancora una volta, nessuna attrattiva per potersi espandere oltre i suoi ristretti confini. Ma i colleghi ‘Blairites’ che l’avevano incluso nella rosa di candidati hanno poi ammesso di essersi amaramente pentiti della scelta.
Durante la stessa campagna, un infuriato Tony Blair è arrivato a dire che un’eventuale elezione di Corbyn come leader Labour avrebbe portato all’annichilimento del partito.
Corbyn, dal canto suo, ha sostenuto che Tony Blair avrebbe dovuto essere giudicato da un tribunale per i crimini di guerra relativi al coinvolgimento militare illegale del Regno Unito in Iraq.

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L’astio di Westminster contro di lui è inversamente proporzionale al gradimento delle folle. Fuori dal palazzo i consensi sono arrivati sempre più numerosi, in un crescendo parossistico, fino ad affibiargli l’etichetta di ‘rock star’ della politica inglese. Nel mentre i tesseramenti sono aumentati ad un ritmo vertiginoso: il perfetto contrario dell’annichilimento. La faccia dei maggiorenti del partito assumeva la stessa espressione irata e incredula che vediamo in questi giorni anche oltreoceano, fra i “clintoniani”
travolti dai consensi pescati da un altro vecchio ousider, Bernie Sanders.

La sua reputazione di uomo onesto ed integro sembra sia fonte di ispirazione per una marea di elettori disillusi dalla politica carrieristica di Westminster e nutre la speranza per una reale alternativa alla dominante linea neo-liberale thatcheriana.

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La sua forte propensione a sinistra l’ha certamente spinto in un angolo per molti anni, ma non l’ha fatto demordere, perfino quando il partito seguiva massicciamente le
direttive New Labour sotto l’ala decisa di Tony Blair e Gordon Brown.
Probabilmente è proprio questa coerenza – unita ad una forte e sincera passione politica – ad ispirare gli elettori di oggi, soprattutto giovani, come sottolinea la cantante
ed attivista Charlotte Church.

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