Mani pulite in Tunisia: decine di notabili arrestati per corruzione

Il premier Youssef Chahed è alla guida del governo di unità nazionale: pugno di ferro

Mani pulite in Tunisia

Mani pulite in Tunisia

globalist 25 maggio 2017

Pulizia, morale e lotta alla povertà. La migliore ricetta contro il terrorismo. «Nella guerra contro la corruzione non ci sono alternative: o la corruzione o lo Stato, o la corruzione o la Tunisia ed io ho scelto la Tunisia, come tutti i tunisini». Lo ha detto il premier Youssef Chahed a proposito dell'operazione che da due giorni sta portando agli arresti di decine di notabili in Tunisia, già battezzata dalla stampa locale "Mani Pulite" scritto in italiano, con riferimento alle vicende giudiziarie degli anni Novanta nella vicina Penisola.
Si tratta di un'azione condotta in prima persona dal capo del governo di unità nazionale, dato che i provvedimenti di restrizione della libertà personale, secondo una norma prevista dallo stato di emergenza in vigore, sono adottati dal ministero dell'interno e non dalla magistratura nel caso di minaccia alla sicurezza dello Stato. E tale è appunto intesa la corruzione.


I primi due arresti sono di persone legate a responsabili dell'establishment, l'imprenditore Chafik Jarraya e l'ex candidato alle ultime presidenziali, anch'egli imprenditore, Yassine Channoufi, entrambi per corruzione, malversazione e minaccia alla sicurezza dello Stato.
Da qui una serie di arresti a catena nei confronti di altri esponenti del mondo imprenditoriale, ex funzionari di stato e "signori" del contrabbando, di cui le norme dello stato di emergenza rendono difficile accertare l'identità.
Secondo i media locali sarebbero una cinquantina i potenziali destinatari di misure cautelari, 36 i divieti di espatrio.