Il soccorritore: tenevo Saffie tra le mie braccia. Cercava la mamma, è stato devastante

Il racconto di Paul Reid ha cercato inutilmente di salvare la piccola di 8 anni uccisa nell'attentato kamikaze.

Paul Reid

Paul Reid

Desk3 25 maggio 2017

La piccola Saffie Roussos, la vittima più giovane del vile attentato di Manchester, non è morta sul colpo. Ferita, chiamava disperatamente sua madre, mentre un uomo cercava, la teneva tra le braccia cercando di salvarle la vita.


Quell’uomo è  Paul Reid, operaio trasportatore di 43 anni. Dopo lo scoppio della bomba ha soccorso la bimba agonizzante nel foyer del Machester Arena, prendendola tra le sue braccia e cercando di calmarla, mentre intorno scoppiava il caos e Saffie chiamava sua madre.


Ha avvolto la piccola nel suo cappotto e posata su una barella improvvisata.


Ancora in lacrime Paul ha raccontato: era solo una piccola creatura, agonizzante che cercava la sua mamma. È stato devastante”.



Poco dopo lo scoppio l’uomo aveva capito che si era trattato di una bomba ed era accorso in direzione dell’Arena per cercare il terrorista. Ha trovato però Saffie.


“ la gente urlava, correva, cercava disperatamente. Non dimenticherò mai tutti quei rumori. Dentro c’era l’inferno, fuori il caos. Ho guardato l’orario sul telefono. Erano le 10.32. ho chiamato il 999, chiedendo alla donna dall’altra parte della cornetta < mandate qualunque cosa abbiate. Al Manchester Arena è successo un disastro>


Reid ricorda perfettamente le parole della piccola Saffie: “diceva <dov’è mia mamma> E io cercavo solo di tranquillizzarla: <non ti preoccupare la troviamo subito e andrà tutto bene>. Ha improvvisato una barella di emergenza insieme alla polizia e poi è arrivata l’ambulanza. Purtroppo per Saffie non c'è stato nulla da fare. la madre è ancora ricoverata in ospedale e forse non sa ancora della morte della figlia.