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Il fondatore di Twitter: mi dispiace per il contributo del social all'elezione di Trump

Evan Williams ha chiesto pubblicamente scusa per il contributo che il social media potrebbe aver dato alla vittoria del magnate: internet non funziona più.

Il fondatore di Twitter: mi dispiace per il contributo del social all'elezione di Trump

Desk2

21 Maggio 2017 - 10.26


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Il social dà, il social toglie. Che il presidente degli Stati Uniti abbia trovato un mezzo di comunicazione ideale in twitter è cosa nota. I suoi cinguettii fuori dalle schemi, talvolta aggressivi, quasi sempre rivolti direttamente agli internauti in un gioco di disintermediazione, hanno fatto il giro del mondo.  Così il cofondatore di Twitter Evan Williams ha chiesto pubblicamente scusa in un’intervista al New York Times per il contributo che il social media potrebbe aver dato alla vittoria elettorale di Donald Trump.
«È stata un brutta cosa perché senza Twitter molto probabilmente non sarebbe diventato presidente», ha detto Williams: «Mi dispiace».

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Lo stesso presidente americano alcune settimane fa ha affermato che senza Twitter a quest’ora non avrebbe conquistato la Casa Bianca. Trump ha 30 milioni di follower sul suo account personale e viene criticato per comunicare tramite Twitter scavalcando spesso i media tradizionali.

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«The Internet is broken», Internet non funziona più. Williams ne è convinto da anni (e per questo ha fondato Medium), ma «le cose continuano a peggiorare». Facebook usata per trasmettere omicidi; Twitter in preda a orde di troll; la diffusione di «fake news» con modalità e rapidità inedite. «Un tempo pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee e informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo».

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Il punto, spiega, è che Internet «premia gli estremi. Se vedi un incidente mentre stai guidando, ovviamente lo osservi: e tutti, intorno a te, lo fanno. Internet interpreta un comportamento simile come il fatto che tutti vogliano vedere incidenti: e fa in modo che gli vengano forniti». «Il problema», continua, è che «non tutti siamo persone perbene. Gli umani sono umani. Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avrammo dovuto replicare questo schema, online».

Le implicazioni di queste riflessioni sono immense. Per il mondo della politica, ad esempio: «Trump ha detto che senza Twitter non sarebbe stato presidente? Se così fosse, mi spiace. Davvero». Un seguito, in fondo, di quanto detto all’Università del Nebraska, pochi giorni fa: «La Silicon Valley si percepisce come Prometeo, che ha rubato il fuoco agli dèi e lo ha consegnato ai mortali. Quel che tendiamo a dimenticare è che Zeus se la prese così tanto con Prometeo che lo incatenò a una roccia, così che gli uccelli potessero mangiarne le viscere in eterno. Qualcuno potrebbe ora dire che è quello che ci meriteremmo, per aver consegnato a Trump il potere dei tweet».

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Ma l’impatto è immenso anche per il mondo dell’editoria: un campo dove, scrive il Times, l’opera di Williams ha avuto implicazioni paragonabili a quella di Gutenberg. Il fatto che Medium, basata non sulla pubblicità ma su una forma di abbonamento, non stia funzionando — a gennaio è stata costretta a licenziare un terzo dei dipendenti —, indica il rischio che l’architettura del web non sia fatta per supportare la qualità, ma la quantità. «I sistemi basati sulla pubblicità», spiega, «premiano inevitabilmente l’attenzione di molti utenti. Non possono premiare la risposta corretta. I sistemi pagati dai consumatori, invece, possono premiare il valore di un contenuto. La soluzione è una sola: le persone dovranno pagare per contenuti di qualità».

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