Rigopiano: tra i 6 indagati il sindaco di Farindola e il presidente della provincia

Sono queste le prime conclusione a cui è giunta la Procura di Pescara sulla tragedia dell'hotel di Rigopiano che costò la vita a 29 persone

Macerie dell'Hotel Rigopiano
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27 Aprile 2017 - 12.08


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Sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, sono state iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Pescara per la tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola, in provincia di Pescara. A quanto si è appreso a palazzo di Giustizia si tratterebbe di una prima tranche di inchiesta. Gli inquirenti stanno notificando in queste ore agli interessati l’iscrizione sul registro degli indagati.
La provincia di Pescara e il comune di Farindola sono ufficialmente sotto accusa per la tragedia.
I sei indagati. Per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose sono indagati il presidente della Provincia Antonio Di Marco, il dirigente delegato alle Opere pubbliche Paolo D’Incecco, il responsabile della Viabilità provinciale Mauro Di Blasio. Stesso capo d’accusa per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il geometra comunale Enrico Colangeli. 
Il direttore del resort Bruno Di Tommaso è indagato anche per violazione dell’articolo 437 del codice penale, che punisce l’omissione del “collocamento di impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro”: secondo l’accusa, non ha previsto nel Documento di valutazione del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori della sua ditta (la Gran sasso resort spa) il rischio di essere colpiti da una slavina.
I pm non sembrano invece aver rilevato alcunché di penalmente rilevante nella telefonata delle 17.40 quando Di Tommaso, sbagliando in buona fede, confermò ai funzionari dell’unità di crisi della Prefettura che all’hotel Rigopiano non era accaduto niente di grave. Né risultano, al momento, contestazioni sull’operato del prefetto pescarese Francesco Provolo. Ai sei indagati sono stati notificati gli avvisi a comparire e saranno presto interrogati dai pubblici ministeri.
L’hotel andava evacuato”. Condizioni tali che, secondo i magistrati, avrebbero dovuto indurre il sindaco Lacchetta a emettere un’ordinanza di sgombero dell’hotel per “pericolo incombente” uno o due giorni prima del 18 gennaio. Lacchetta dovrà rispondere anche del perché durante il suo mandato non ha mai convocato lacommissione valanghe, nonostante dalla Prefettura ne indicassero l’utilità. 
Le omissioni della Provincia. La strada che collega l’hotel a Farindola è di competenza della Provincia di Pescara: spettava a lei – sostengono gli investigatori del comando Carabinieri Forestali di Pescara che hanno curato questo filone d’indagine – garantirne pulizia e percorribilità. Di più: nel Piano neve approvato poche settimane prima della tragedia, quel tratto veniva indicato come “strategico”. la turbina predisposta per l’area di Farindola, di proprietà della Provincia, era ferma in officina dal 6 gennaio perché non si trovavano i pezzi di ricambio. Nonostante ciò, ancora il 17 gennaio, nel pomeriggio, una pattuglia della polizia provinciale aveva scortato otto macchine di clienti fino al resort, nonostante le condizioni meteo sconsigliassero la salita.
Lo tragedia avvenne il 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse, dopo una violenta scossa di terremoto, la struttura causando 29 morti, mentre i superstiti furono undici. 
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