Trattative troppo lunghe, il re del Marocco toglie incarico a Benkirane

Il monarca vuole far uscire il paese da una crisi potrebbe avere effetti negativi sulle attività del Regno.

Il re del Marocco, Mohammed VI

Il re del Marocco, Mohammed VI

Diego Minuti 16 marzo 2017

Il re del Marocco, Mohammed VI, perde la pazienza e, dopo cinque mesi di inutili, quanto complesse trattative per varare un nuovo governo, rompe gli indugi e annuncia la sua decisione di revocare il mandato al primo ministro incaricato, Abdelilah Benkirane. La decisione  è stata ufficializzata mercoledì sera da parte del gabinetto reale, che non ha comunque reso noto il calendario che Mohammed VI si è dato per fare uscire il Paese da una crisi politica che rischia di avere effetti molto negativi sulle attività del Regno.

Comunque, secondo l'annuncio, il nuovo primo ministro incaricato di formare il governo sarà sempre un esponente del Pjd (Partito della giustizia e dello sviluppo), la formazione politica di ispirazione islamista che ha tuttora il suo punto di riferimento nell'ex premier, Benkirane.
La svolta non è giunta inattesa dal momento che, nelle ultime settimane, le perplessità del re davanti allo stallo delle consultazioni erano apparse evidenti, pur non essendo ancora maturate le condizioni per revocare a Benkirane il mandato. Quel che appare inequivocabile è che ad essere delegittimato non è il Pjd, ma lo stesso Benkirane che non è riuscito a comporre un mosaico di comuni interessi politici o di convergenti pragmatismi.
D'altra parte, il Pjd nelle ultime settimane, nonostante lo sconcerto di tutte le altre forze politiche e della gente davanti ai tempi lunghissimi per il varo del nuovo governo (Benkirane aveva ricevuto il mandato il 10 ottobre dello scorso anno), aveva trovato una scusante nel fatto che il Marocco, dopo la decisione di rientrare nell'Unione africana, ha delle incombenze procedurali da affrontare e che, per il numero 2 del Partito della giustizia e dello sviluppo, Saâd Eddine El Othmani, hanno la priorità su tutto, anche sulla urgenza di darsi un esecutivo nella pienezza del mandato.
   Su questo punto El Othmani è stato chiarissimo: ''L'adozione del testo relativo all'Unione africana è la priorità dei partiti politici per il momento. Il governo verrà dopo''. Parole che, semmai ce n'era bisogno, hanno fatto lievitare le perplessità nei confronti del Pjd e, soprattutto, della scala di priorità che il partito islamista si è dato. Il nodo della crisi che il futuro primo ministro incaricato si troverà a dovere risolvere riguarda, innanzitutto, i rapporti con i partiti di ispirazione socialista che, per quanto si è potuto dedurre dalla strategia adottata da nelle trattative, Benkirane non vorrebbe nell'esecutivo, limitandosi ad accettarne la presenza in altri ruoli istituzionali (come la presidenza del parlamento).