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Corea del sud, sarà incriminato il vice presidente di Samsung

L'accusa è corruzione e frode nell'ambito dello scandalo che ha coinvolto la presidente Park

Lee Jae-yong
Lee Jae-yong

globalist

28 Febbraio 2017 - 10.17


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È deciso. Lee Jae-yong, vice presidente di Samsung Electronics ed erede della famiglia fondatrice, sarà incriminato per i reati di corruzione, frode e altre tipologie nell’ambito del complesso scandalo su corruzione e influenza politica che ha colpito la presidente della Repubblica Park Geun-hye (sotto impeachment) e la confidente Choi Soon-sil (in stato di arresto). Lo ha annunciato la procura speciale che indaga sul caso e che il 17 febbraio ha ottenuto al secondo tentativo l’arresto dello stesso Lee.

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Leggi: Samsung, arrestato per corruzione il vicepresidente Lee Jae-yong

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Il team speciale di procuratori sospetta che Lee, 48 anni e terza generazione della famiglia fondatrice, abbia versato o promesso di farlo a Choi circa 43 miliardi di won (pari a quasi 37 milioni di dollari) in cambio della protezione politica grazie all’influenza esercitata sulla presidente Park su un’operazione del 2015 di riassetto all’ interno del gruppo Samsung che necessitava per la riuscita più agevole del voto favorevole dei fondi pensione pubblici. Una fusione poco industriale, ma strategica per assicurare il passaggio di una quota azionaria di peso di Samsung Electronics dal presidente e padre Lee Kun-hee al figlio Jae-yong. Il gruppo inquirente, guidato dal procuratore Park Young-soo, ha ottenuto a dicembre l’incarico dal parlamento per completare le indagini in 70 giorni con altri 20 dedicati alla preparazione della verifica degli addebiti mossi contro Park e Choi. Lee è stato il primo capo delle grandi conglomerate sudcoreane a controllo familiare (“chaebol”) a essere arrestato. Il portavoce dell’Ufficio della procura, Lee Kyu Chul, ha spiegato che l’incriminazione ci sarà anche contro altre quattro persone, tra cui l’ex ministro della Cultura Cho Yoonsun e l’ex capo di Gabinetto di Park, Kim Ki-choon, per l’ostracismo verso migliaia di artisti colpevoli di essersi dichiarati lontani dalle posizioni presidenziali.

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