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Usa-Russia: le misteriose morti dei diplomatici e la guerra tra spie

Accade nel momento in cui Mosca e i suoi diplomatici si impongono scacchiere internazionale.

L'uccisione di Andrej Karlov, ambasciatore russo Turchia
L'uccisione di Andrej Karlov, ambasciatore russo Turchia

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22 Febbraio 2017 - 19.43


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di Sasha Averina

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Come in ogni giallo politico che si rispetti,  anche in questa storia c’è una morte misteriosa. E a rendere più intrigante la storia c’è il fatto che questa morte abbia una data precisa, l’8 novembre dello scorso anno, giorno dell’elezione del successore di Obama alla Casa Bianca. Ma iniziamo con un’altra morte, quella improvvisa dell’ambasciatore russo presso l’Onu, Vitaliy Churkin. Un  nome importante, in patria e non solo. La morte di Churkin, punto più buio di un ”periodo nero” per la diplomazia di Mosca, che comincia con la drammatica uccisione ad Ankara di Andrej Karlov, rappresentante della Federazione Russa In Turchia. Ucciso platealmente, in diretta tv, per mano di un simpatizzante dell’Isis. Due episodi distanti, ma che fanno pensare ad una curiosa malasorte che perseguita la diplomazia di Putin. Solo suggestioni, come per la “bufala” sul capo della missione russa nello Yemen, dato per morto, ucciso in un attacco all’ambasciata di Mosca a Sanaa?
Tutto accade nel momento in cui Mosca e i diplomatici della Federazione Russa impongono un ruolo crescente nello scacchiere internazionale. Per questo, le due morti eccellenti lasciano spazio a qualche riflessione. Torniamo a Vitaly Churkin. Negli ultimi 11 anni aveva avuto un compito delicatissimo, curare gli interessi nazionali al Palazzo di Vetro, succedendo a Serghej Lavrov, nel 2006 nominato ministro degli Esteri. Crisi ucraina, annessione della Crimea, campagna siriana, questi i capitoli del percorso impervio affrontato brillantemente da Churkin. Un ruolo chiave, secondo solo al potente Lavrov. “Tanto stress, tante tensioni accumulate nel difendere il crescendo della politica internazionale della Russia putiniana…”.

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Le fonti vicine al Ministero degli Esteri di Mosca giustificano così la crisi cardiaca che ha stroncato l’autorevole diplomatico. Ma, quale è stato il passaggio ad altissima tensione che ha fatto letteralmente “scoppiare” il cuore del sessantaquattrenne ambasciatore? Per alcuni osservatori ben informati ad aumentare lo stress di Churkin, fino a stroncarlo, sarebbe stata l’inquietante e complessa spy-story da “guerra fredda” in corso tra Russia e Stati Uniti, quell’hackeraggio, attribuito ai russi, ai danni dei democratici americani per favorire la vittoria di Trump. Il dossier sui presunti contatti moscoviti del magnate newyorchese – come si sa – sono finiti sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.Tra accuse e smentite, “illazioni” e depistaggi, l’unica cosa certa è la complessità della partita giocata dalle intelligence russa e americana in un contesto internazionale deteriorato e pieno di insidie.

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Veniamo alla morte misteriosa. Dicevamo, è l’8 novembre dello scorso anno , è il giorno delle elezioni americane, a New York in circostanze poco chiare muore un dipendente storico del consolato generale russo di Washington. Si chiama Vasilij Krykov, ufficialmente ad ucciderlo è un attacco cardiaco. Ufficialmente. Tutto è avvolto dal massimo riserbo, ma secondo alcune notizie trapelate il cadavere dell’uomo presenta gravi lesioni alla testa. Forse colpito dal malore era caduto riportando le fratture al cranio. Forse. Ma navigando in questo mare, tutto è possibile. Sulla  morte indagano gli inquirenti statunitensi. Dopo il ritrovamento senza vita di Krykov, gli investigatori si recano a casa del dipendente del consolato russo. la sua famiglia risiede da almeno 20 anni a Manhattan. Ma all’indirizzo indicato i poliziotti non trovano alcuna traccia dei Krykov, non uno dei suoi familiari. Le stranezze non finiscono qui. Un’altra circostanza inquietante, in un primo momento riportata dai media ma che immediatamente dopo scompare dai radar, è che Krykov aveva avuto accesso a tutta la base informatica della rappresentanza di Mosca. Questo, da vivo. Da morto, come nella migliore tradizione giallistica, quel che resta di Krykov scompare nel giro di poche ore. Ai reporter risulta che la salma del dipendente del consolato russo non ha mai lasciato gli Stati Uniti per fare ritorno in Russia. Da Mosca tagliano corto: Krykov – dicono – è stato cremato e le sue ceneri sono state trasferite in patria dalla vedova. Una strana storia, che sembra essere stata insabbiata velocemente e di comune accordo, sia dai russi che dagli americani. Sullo sfondo, intricate vicende spionistiche di una rinnovata “guerra fredda”; vicende che preoccupavano fortemente Vitaly Chiurkin. “Caduto sul lavoro”, si legge nel misurato comunicato del Mis, il Ministero degli Esteri russo. Chiurkin, caduto sulla prima linea della nuova stagione dei rapporti tra Mosca e Washington. Un capitolo ancora alla premessa, tutto da scrivere.

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