Il Marocco verso l'epurazione dei funzionari islamisti

E' una offensiva silenziosa per ridurre l'influenza dei radicali in seno alla società

Il re del Marocco Mohammed VI

Il re del Marocco Mohammed VI

Diego Minuti 13 febbraio 2017

E' una offensiva che, marciando sotto traccia, sta cercando di ridurre sensibilmente l'influenza che gli islamisti hanno conquistato in seno alla società marocchina, tanto che il partito di riferimento per molti di loro, quello comunque moderato del premier Abdelilah Benkirane, guida da anni il governo nazionale. Ma, questo sembra di tutta evidenza, l'espandersi a macchia d'olio della mappa del potere in mano agli islamisti rischia di alterare il delicato equilibrio che, in Marocco, esiste - o esisteva - tra una formazione politica di ispirazione religiosa ed una guida istituzionale (il re Mohammed VI) che rivendica la centralità dello Stato, inteso come emanazione delle politiche di liberalizzazione volute dalla Monarchia.

Cosa stia accadendo in queste settimane in Marocco può essere sintetizzato nell'attuazione di una politica di emarginazione ''gentile'' nel senso che i funzionari ed i quadri ritenuti vicini ai movimenti islamisti (alcuni dei quali di chiara ispirazione salafita)  non sono rimossi brutalmente, bensì accompagnati, con una moral suasion, verso la porta di ministeri e dipartimenti. I metodi - denunciano gli stessi islamisti - sono abbastanza definiti:  c'è stato chi è stato trasferito da un incarico ad altro, meno importante o meno dotato di capacità decisionale; c'è stato chi, ormai vicino all'età pensionabile, ha avuto proposti forti incentivi economici per lasciare il proprio incarico, pena l'emarginazione con contemporanea sostituzione con elementi più giovani e di più conclamata fedeltà alla linea del Re.
L'epurazione - come la si vuol chiamare, resta tale - nella prima fase avrebbe colpito i funzionari ritenuti vicini agli islamisti che lavorano nei ministeri dell'Educazione, dell'Agricoltura e delle Finanze (ovvero quelli che hanno la mano sulla barra di importantissimi settori del Regno, sia in termini di costruzione delle future generazioni, che di gestione dell'economia). Ma, accanto ai ministeri, dell'ondata di epurati farebbero parte anche manager di aziende di Stato, come Maroc Télécom.
Questa situazione si sta determinando in presenza di altri segnali di come il Marocco stia vivendo una delicata fase di riequilibrio tra poteri ed influenze, che comunque non contempla la presenza di persone e personaggi che, abbracciando l'islam radicale, vanno contro quanto il Regno sta facendo sin dalla salita al trono di Mohammed VI.
Nel momento in cui Benkirane non riesce a varare un governo, anche dopo avere vinto le elezioni di ottobre, tutto lascia pensare che lo Stato - seppure nella sua impersonalità politica - stia cercando di attivare gli anticorpi che consentano di neutralizzare, in tempo, il seme dell'integralismo.
Peraltro, ormai da settimane, sui social network circola il testo di una presunta circolare (la cui veridicità non è stata smentita da Rabat) che invita le autorità locali a redigere liste di persone che hanno aderito al radicalismo islamico.
Insomma il Marocco vive una fase che potrebbe diventare delicata, se solo per un istante si dovesse dimenticare il ruolo del Re che, oltre ad essere il punto di riferimento dei musulmani marocchini, deve anche vegliare sulla Costituzione (la cui ultima stesura Mohammed VI ha fortemente voluto e difeso), quindi anche adottando tutte le misure per garantirne l'intangibilità.