Donne al volante: una società di taxi in Pakistan sfida lo stereotipo maschile

Si chiama Careem e ha già 7 donne alla guida. Un'iniziativa rara in un paese musulmano conservatore dove le donne rappresentano solo il 22% della forza lavoro.

Una delle donne tassiste_ Aasia Abdul Aziz REUTERS/Akhtar Soomro
Una delle donne tassiste_ Aasia Abdul Aziz REUTERS/Akhtar Soomro
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8 Dicembre 2016 - 17.36


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di Roberta Benvenuto

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Zahra Ali, ha 30 anni e vive a Lahore in Pakistan. Ha sentito parlare di Careem, una società simil-Uber, da un amico e ha pensato che sarebbe stato un modo “onorevole” per mantenere i suoi due figli, che sta crescendo da sola dopo la morte del marito due anni fa. Aveva appena denaro sufficiente per comprare una macchina e per ottenere la sua patente di guida, presa quest’anno. Quando Career sbarcò in Pakistan, Zahra Ali fece richiesta di lavoro. Ma non c’era alcuna disposizione per conducenti donne. Poi il dietrofront.  

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Mercoledì il servizio taxi ha introdotto per la prima volta le donne al volante in Pakistan. Un’iniziativa rara in un paese musulmano profondamente conservatore dove le donne rappresentano solo il 22 per cento della forza lavoro. 

Careem ha una quota di mercato più grande della rivale Uber nelle 32 maggiori città del Medio Oriente, Nord Africa e della regione del Pakistan in cui opera. La start-up, qui, è presente a Lahore, Islamabad e Karachi.

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“Vogliamo dare alle donne le stesse opportunità e le stesse possibilità che gli uomini hanno di sfruttare la nostra piattaforma”, ha detto il Direttore Generale. Ahmed Usman ha dato l’ok a sette donne che si sono qualificate per far parte della flotta “rosa”.

“L’unica cosa che so fare è  guidare”, ha confessato Ali nella sua abitazione nella città di Lahore. “Ora posso crescere i miei figli con onore, posso dare loro una buona educazione.” Pausa. “Le donne non sono deboli”.  

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Foto: Yasmin Perveen,una delle pioniere al volante.  REUTERS/Faisal Mahmood

La città meridionale di Karachi è tra i mercati più grandi di Careem. “La domanda per taxi sicuri è particolarmente forte tra le donne”, spiega Usman.

Ed è proprio la sicurezza che ha spinto Aasia Abdul Aziz, 46 anni, a mettersi al volante. Sarà difficile farsi – letteralmente – strada?  “Quando la gente inizia ad accettare qualcosa, quando il nostro pubblico si rende conto che le donne possono fare un certo lavoro e che lo stanno facendo in maniera encomiabile, penso che non sarà poi così difficile portare avanti il progetto.” Una piccola rivoluzione per il Pakistan.

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Ma la vera innovazione di questi taxi guidati da donne, sta nei clienti: possono essere di entrambi i sessi. Dov’è la novità?

Il precedente, il caso del Pink Rickshaw. La novità c’è, eccome. Solo un anno fa, nell’aprile 2015, nelle stesse zone in cui lavora Career arrivò fino in Italia la notizia di un risciò bianco e rosa guidato da una donna e riservato solo alle donne. A Lahore, nel Pakistan orientale, era una rivoluzione per la sicurezza. L’iniziativa fu promossa da Zar Aslam, stanca di correre rischi per le strade della sua città. Le motivazioni erano sempre le stesse. Un tentativo, scriveva il giornale pakistano The News, di “rimuovere barriere culturali”, un servizio che dà alle donne la sicurezza di spostarsi senza il rischio di molestie, l’opportunità di guadagnare e contribuire al bilancio familiare e anche di diventare indipendenti a livello economico diventando ‘tassiste su tre ruote’. Un piccolo passo che ha spianato la strada alle sette donne che oggi guidano per uomini e per donne. Senza distinzioni. 

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La mente corre ad Zahida Kazmi. Acclamata come la prima tassista donna del Pakistan. Ha iniziato nel 1992 all’età di 33 anni. Era appena diventata vedova e aveva sei figli da sostenere. 

Nonostante appartenesse a una famiglia conservatrice e patriarcale, Zahida decise di affrontare la situazione in modo indipendente, andando contro la volontà dei parenti.

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Approfittò di un piano governativo che dava a chiunque la possibilità di comprare un taxi nuovo a rate accessibili. Con gli anni, Zahida è diventata una tassista rispettata e presidente dell’associazione pakistana dei taxi gialli. Nel 2015 ha lasciato questo lavoro per problemi di salute.

“Le donne non sono deboli”. Ha il sapore di una nuova consapevolezza l’eco delle parole della neo-tassista pachistana Zahra Ali. Con la speranza di sentirne molte altre parlare così. 

 

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