La lotta dei Sioux: così lontana ma così vicina e importante anche per noi

Globalist sta raccontando quella storia e tantissimi la leggono: sono soprattutto i giovani

La lotta dei Sioux in Nord Dakota

La lotta dei Sioux in Nord Dakota

Onofrio Dispenza 5 dicembre 2016

"Rivoluzione è incontrarsi con sapiente pazienza, assumere rapporti essenziali tra terra cielo e uomini: gli atomi umani dispersi divengano nuovi organismi". Lo scrive un giovane che fa Politica davvero, ogni giorno, quella con una grossa P iniziale. La politica degli incontri, dell'andare incontro, per trovare percorsi comuni, pur partendo da posti apparentemente distanti. Nel Paese e nel mondo. Fili di una rete che raccoglie forze sane, che la rete irrobustiscono, nonostante la sostanziale disattenzione di gran parte delle istituzioni, forze politiche in testa. Il giovane si chiama Dario ed è mio figlio. In queste ore caratterizzate dagli ultimi colpi di coda di un confronto referendario e politico  giocato con toni discutibili, mi permetto di citarlo per una considerazione che nasce da un risultato editoriale di Globalist. Neanche Globalist ne aveva parlato quando Dario mi raccontò di una lotta dura che iniziava tra forze impari nel lontano Dakota. Lo ascoltai, preferendo il suo racconto allo sgangherato confronto che, da entrambi le parti, nel frattempo si giocava in Italia attorno al referendum. Confronto che - a mio parere - per toni e motivazioni vere, sporcava un'eredità che avrebbe meritato, e merita, un diverso trattamento, la Costituzione. Ascoltai quel racconto, lo sentii parlare della difesa strenua della terra dei padri, per i figli, contro un criminale oleodotto: "Ci sono ragazze dell'età delle tue figlie e di mia nipote - avrebbe scritto Joan Baez a Michelle Obama - che stanno rischiando la vita nella riserva dello Standing rock. Sono coraggiose e pazienti ( eccola, la pazienza...).E andrebbero difese dai venti del Nord Dakota, dai proiettili di gomma, dallo spray al peperoncino e dai cannoni ad acqua fredda. I bambini nativi americani non lottano solo per le loro terre sacre, ma per le loro vite. Prova a immedesimarti. A pensare che siano figli tuoi.
Da una parte ci sono gli abitanti della riserva che  lottano senza armi  per tenere fuori gli interessi petroliferi dalla terra sacra - ricostruisce Joan Baez - dall'atra la polizia militarizzata, con il suo schiacciante potere. Plaudo al coraggio di questi eroi come a quelli del nostro passato, come Martin Luther King e Gandhi". Non credo che il presidente Obama voglia essere ricordato per la sanguinosa repressione a Standing rock - scrive a Michelle Obama - Né per essere stato complice del razzismo e dei massacri della polizia. Tuo marito ha ancora un po' di tempo. Prima di andar via deve prendersi cura dei nostri bambini nativi americani, deve fermare i sanguinosi scontri in corso a Standing rock. Deve ribadire il suo impegno a favore dell'ambiente, e una volta per tutte, porre fine alla costruzione del Dakota Access Pipeline".
Globalist iniziò a raccontare di quella resistenza: uno, due, tre, tanti servizi, diario a distanza di una lotta quotidiana dagli esiti incerti.  Intanto, scarsa attenzione di giornali e tg, con un paio di eccezioni, tra queste il nuovo Tg internazionale del Tg3. E Globalist cominciò a scrivere anche della lotta che in Amazzonia si combatteva contro un altro criminale progetto, una diga contro gli uomini e la natura. Nell'uno e nell'altro caso, in questo e in quell'altro racconto, numeri alti di lettori. Altissimi, tanti giovani.
Perché lo sottolineo. Perché in queste ore seguite all'idea che si andava incontro all'irreparabile, e quando si teme che dietro l'angolo ci sia sempre l'irreparabile, chi veramente ha a cuore il futuro dovrebbe ripartire dall'idea di una diversa centralità delle cose del mondo, e da una diversa considerazione degli "attori". La vera centralità non è mai distante, è lontana solo apparentemente, considerarla lontana è solo frutto di forte miopia. Le partite che si giocano in Dakota o in Amazzonia, la tragica scacchiera siriana, i giovani le sentono tanto più vicine delle urla scomposte di Grillo o Salvini, delle stilettate interne ai partiti, e delle lacrime di Maria Elena Boschi. Al mattino, quelli che fanno politica con la P maiuscola, si alzano e si danno orizzonti ampi, la loro vista acutissima sul mondo e su quello che verrà. E pensano di "incontrarsi con sapiente pazienza, e assumere rapporti essenziali tra terra cielo e uomini"per farlo migliore. Ed è bello intercettare questa idea del mondo.