In Iran si insedia il nuovo parlamento: più donne che ayatollah

Secondi i calcoli dell'emittente Presstv, i riformisti moderati, sostenitori del presidente Rohani, hanno conquistato il 42% dei seggi.

Donne in fila ai seggi

Donne in fila ai seggi

globalist 31 maggio 2017

Si sono insediati questa mattina a Teheran i 290 deputati del nuovo parlamento, il decimo Majlis della Rivoluzione islamica, eletto nel voto popolare del 26 febbraio scorso. Sono arrivati su lussuose macchine nere, e hanno giurato tutti insieme, in coro, citando i versi del Corano, sotto la volta piramidale della moderna, gigantesca aula dell'assemblea legislativa.


Secondi i calcoli dell'emittente iraniana Presstv, i riformisti moderati, sostenitori del presidente Rohani, hanno conquistato il 42% dei seggi, i fondamentalisti - tra cui una maggioranza di contrari all'accordo sul nucleare - il 29%, gli indipendenti il 22,41. Un rimanente 7% e' occupato dalle minoranze religiose (2 armeni, un caldeo, un ebreo e uno zoroastriano) e da deputati che si sono presentati sia nelle liste dei riformisti che in quelle degli ultraconservatori, cosa perfettamente legittima nella Repubblica islamica.



Ma la grande novità dell'Assemblea è il numero delle donne: diciotto deputate, un record mai raggiunto dai tempi della Rivoluzione islamica.


Un altro dato interessante è il crollo della presenza di religiosi, ridotta ai minimi storici: solo sedici ayatollah sono riusciti a conquistarsi una poltrona, ulteriore conferma di un paese ormai in marcia verso la laicita'. Stamani e' stato il momento dei discorsi, dei messaggi, dei giuramenti, dell'inno nazionale, dei canti religiosi. Il presidente Hassan Rohani, dal palco dell'assemblea, ha rivendicato i successi del suo governo: dall'accordo sul nucleare al nuovo ruolo politico ed economico dell'Iran sulla scena mondiale, dalla battaglia contro l'inflazione, ridotta dal 40% al 10%, alla ripresa delle esportazioni petrolifere, che hanno ormai raggiunto i livelli del pre-embargo.


Il messaggio inviato ai neo-deputati, dall'ayatollah Ali Khamanei. La Guida Suprema ha chiesto loro di "difendere l'economia di resistenza e i valori islamici" dell'Iran e di "costituire un bastione contro i progetti e le eccessive domande dell'arroganza internazionale". Un invito a posizioni isolazioniste. Sulla carta, la nuova assemblea dovrebbe riuscire ad esprimere una maggioranza moderata e pro-Rohani, a differenza del nono Majilis, dove i falchi ultraconservatori dominavano e facevano di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al governo.


Da ricordare che in Iran non esistono partiti politici organizzati, la politica si presenta molto fluida e l'ago della bilancia potrebbero essere gli indipendenti. Il primo banco di prova per sondare i veri rapporti di forza in Parlamento sarà l'elezione del presidente dell'Assemblea: i due principali sfidanti sono il leader della formazione moderata - riformista, Mohammad Reza Aref, e il presidente del precedente Majlis, Ali Larijani, conservatore fedele alla Guida Suprema e al tempo stesso non ostile all'accordo sul nucleare. Nel caso di vittoria di Aref, Rohani potrebbe contare su un Parlamento amico, in grado di sostenerlo nella sua politica di riforme economiche e politiche e di tirargli la volata per una rielezione come presidente nel voto del 2017.


Il decimo Majlis rimarrà in carica fino al 27 maggio del 2020. La sua attività legislativa e' sotto il controllo del Consiglio dei guardiani, un organismo giuridico religioso nominato dalla Guida Suprema, che ha il potere di selezionare gli aspiranti deputati e di bocciare tutte le leggi "non conformi ai valori islamici".