Il suo caso era già noto e da tempo c’è una mobilitazione internazionale in suo favore. E adesso la vicenda è approdata anche nel parlamento italiano:
“Dissuadere l’Arabia Saudita dall’eseguire la sentenza di condanna a morte diAli Mohammed al-Nimr , nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali a tutela dei minori”. Lo ha chiesto Giovanni Sanga, deputato del Pd, in un’interrogazione parlamentare al ministro Gentiloni per conoscere quali iniziative il governo intenda intraprendere nelle sedi internazionali e nei rapporti diplomatici bilaterali con le autorità saudite. “Ali Mohammed al-Nimr è stato condannato alla decapitazione, alla crocifissione e alla putrefazione del corpo in pubblico, per aver partecipato nel 2011, durante la cosiddetta Primavere arabe quando aveva solo 17 anni, a una manifestazione contro il governo. Secondo quanto accertato dalle Ong internazionali che si sono interessate al caso, il processo non ha garantito i diritti minimi dell’imputato, al ragazzo è stato negato un avvocato e lo stesso al-Nimr ha ammesso di aver subito torture. In base a convenzioni internazionali, il governo saudita non può condannare a morte un ragazzo che ha compiuto i reati di cuiè accusato quando aveva meno di 18 anni, poiché ogni sentenza che impone la pena di morte a minorenni al momento del reato, nonché la loro esecuzione, è incompatibile con gli obblighi internazionali a cui anche l’Arabia Saudita ha aderito, soprattutto in considerazione del fatto che proprio lo scorso giugno l’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è diventato presidente del Gruppo consultivo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, nonostante il nuovo ruolo nell’ambito dell’Onu, la situazione dei diritti umani resta ancora molto lontana dagli standard del diritto internazionale: l’Arabia Saudita è il paese con il piiù alto numero di violazioni dei diritti umani accertate da organi internazionali indipendenti, tra cui l’Onu stesso, nonché il paese che detiene il record mondiale di esecuzioni capitali”.
Nel 2001 Alì aveva preso parte a Qatif (città a maggioranza scita e ricca di giacimenti petroliferi) ad una manifestazione contro il regime.
Secondo i difensori di Ali una pena così pesante era stata solo un atto di vendetta. Infatti quello che ha pesato nel verdetto della corte è il fatto che il ragazzo è figlio di uno dei principali animatori delle proteste della primavera saudita e nipote di Nimr al Nimr.
Nella foto si vede un appello in favore del giovane Alì e dello zio, il famoso predicatore sciita Nimr al Nimr, accusato dalla monarchia saudita di sedizione, terrorismo e di aver collaborato con governi stranieri, per aver partecipato ad alcune proteste antigovernative nel 2011.
Al Nimr è stato ucciso lo scorso 2 gennaio con quarantasei altri detenuti, accusati di “terrorismo”.
L’uccisione di Al Nimr ha scatenato un’ondata di proteste in tutto il Medio Oriente, nel Bahrein, ma anche in Libano, Iraq, Iran, India e Pakistan.
