Troppi misteri e nessuna verità sulla morte di Lo Porto

I conti non tornano sulla morte di Giovanni Lo Porto. Si saprà mai la verità?

Giuliana Sgrena 30 aprile 2015

Le notizie che giungono sulla morte di Giovanni Lo Porto invece di chiarire cosa è accaduto infittiscono il «mistero». Se la Cia si basa sulla «quasi certezza» per colpire con i droni la Casa Bianca si avvale della «ragionevole certezza» per informare l’Italia di aver ucciso il cooperante italiano.


Non c’è nessuna prova concreta (non è stato fatto nessun esame del Dna e come avrebbe potuto essere fatto all’insaputa della famiglia?) che il corpo seppellito nelle zone tribali pachistane sia quello di Giovanni, a meno che la Cia sapesse che Lo Porto si trovava in quel compound insieme al medico americano Warren Weinstein e abbia colpito lo stesso (perché c’erano anche due americani passati con al Qaeda). I «danni collaterali» ci sono sempre.


Non solo. Il Wall street journal ha scritto che l’Fbi ha aiutato la famiglia di Warren a pagare a un mediatore pachistano un riscatto di 250.000 dollari. L’ostaggio non è stato comunque rilasciato ma l’Fbi aveva controllato la validità del mediatore, quindi doveva essere informata della situazione e probabilmente anche di dove si trovavano gli ostaggi, vista anche la prova in vita di Lo Porto ricevuta in autunno.
La scelta politica Usa è non pagare riscatti per liberare gli ostaggi, questa è stata una delle cause dello scontro tra servizi italiani e Usa (e anche all’interno dello stesso Sismi) ai tempi di Calipari, tanto da considerarla una delle possibili cause del suo assassinio.
Si sapeva che non era proprio così, che anche gli Usa trattavano magari per interposta persona, ma che addirittura l’Fbi facesse da supporto non era noto.
Ora a fornire la «ragionevole certezza» che Lo Porto sia morto sono fonti locali, che devono essere le stesse interpellate prima dell’attacco per avere la «quasi certezza» dell’obiettivo da colpire, visto che nelle zone tribali non si può andare (007 compresi) perché è troppo pericoloso.
E ci sono voluti tre mesi per avere queste informazioni dai pachistani?
Troppi sono i dubbi che emergono da questa storia, c’è chi chiede una commissione d’inchiesta: l’unica certezza è che non si farà mai e non si cercherà mai la verità come è stato per Nicola Calipari. Purtroppo!