Ostaggio salvo grazie alla bussola dell’iPhone

Liviu Floria, uno dei lavoratori che si sono nascosti nell’impianto energetico di In Amenas, se è vivo deve ringraziare la bussola del suo iPhone. [Pino Bruno]

Desk 24 gennaio 2013
[b]di Pino Bruno[/b]



La notizia è la le righe dell’intervista rilasciata al New York Times dal tecnico romeno Liviu Floria, uno dei lavoratori che si sono nascosti nell’impianto energetico di In Amenas, nel sud-est dell’Algeria, per non diventare ostaggi dei terroristi. Se è ancora vivo, deve dire grazie alla bussola dell’iPhone.



Liviu Floria racconta al quotidiano la drammatica fuga nel deserto, insieme con altri sette lavoratori. Unica risorsa, quattro bottiglie d’acqua da dividere in otto. Durante la notte il gruppo ha cercato di allontanarsi usando come punto di riferimento la fiamma di combustione dell’impianto, ma all’alba la lingua di fuoco non era più visibile.



A quel punto il tecnico si è ricordato di avere in tasca il suo iPhone. Ovviamente non c’era segnale telefonico, ma l’applicazione era comunque funzionante, grazie al Gps interno.



Fortunately, the iPhone app worked without a cellular signal. They walked over barren terrain of sand and rocks and small hills, from about 2 a.m. until the late afternoon with only short breaks.



Una marcia di quasi trenta chilometri, tra rocce e dune di sabbia, seguendo le indicazioni della bussola, fino all’incontro con una pattuglia di soldati algerini. Salvi, rifocillati, poi imbarcati su un aereo americano per il ritorno in patria.



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