L'indipendenza ha 50 anni: poche feste e polemiche

Iniziati senza grande entusiasmo, e tra le polemiche, i festeggiamenti per l'anniversario della liberazione. [Giuliana Sgrena]

Giuliana Sgrena 6 luglio 2012
[b]di Giuliana Sgrena[/b]




Algeri, 5 luglio, gli algerini hanno cominciato i festeggiamenti per il cinquantesimo anniversario della liberazione dall'occupazione francese senza grandi clamori. La vigilia era stata ricca di polemiche per i soldi spesi per ingaggiare cantanti famose e perché il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika aveva concesso una intervista al quotidiano francese Le Monde invece che ai giornali locali. In effetti non si trattava di una intervista ai giornalisti francesi ma di un inserto di 16 pagine pagato come inserzione pubblicitaria e che comprendeva interviste a vari ministri oltre che al presidente.
Protestavano anche i giornalisti di Le Monde perché il giornale non aveva messo sufficientemente in evidenza che si trattava di "inserto a pagamento". Risultato: si è parlato più dell'anniversario in Francia che in Algeria. Certo la Francia non è estranea alla perdita della sua colonia che aveva controllato per 132 anni, ma la festa per la liberazione è tutta algerina. Anche se poi la liberazione ha avuto dei contraccolpi e molti degli obiettivi - come la democrazia - non sono ancora stati raggiunti.


L'anniversario poteva essere l'occasione per rileggere cinquant'anni di storia - i regolamenti di conti nel Fln, la presa del potere da parte di Boumediene, il periodo di Chadli Benjedid, l'introduzione del multipartitismo dopo la rivolta del 1988, l'annullamento del processo elettorale nel 1992 per evitare la vittoria degli islamisti, il decennio nero che ne è seguito, l'arrivo alla presidenza di Abdelaziz Bouteflika che sancendo un accordo tra esercito e il braccio armato del Fis (fronte islamico di salvezza) metteva fine al bagno di sangue. La legge del perdono da lui varata ha salvato tutti i terroristi che hanno deposto le armi e che non sono stati accusati di assassinii. Nessuno ha osato accusare i responsabili per paura.


La riconciliazione non si basava su un atto di giustizia, con il riconoscimento dei responsabili di tanto sangue versato, ma semplicemente voltando pagina, così si sono salvati gli islamisti ma anche l'esercito. Nelle famiglie delle vittime, sia quelle dei terroristi che quelle dell'esercito (gli scomparsi), è rimasta l'amarezza di non aver avuto nemmeno un risarcimento morale.


La presidenza Bouteflika iniziata con una sorta di plebiscito ha permesso al presidente, ex ministro degli esteri di Boumediene, di assumere il controllo totale del paese e di farsi eleggere una terza volta cambiando la costituzione che prevedeva due mandati. L'opposizione è stata completamente annichilita. Ora l'Algeria, che ha evitato il contagio della rivolta araba un po' perché la sua rivolta l'aveva già fatta nel 1988, un po' perché le forze dell'ordine messe in campo hanno impedito fisicamente manifestazioni di protesta e anche perché in questo momento il governo algerino, con l'aumento del prezzo del petrolio, può permettersi di aumentare posti di lavoro, distribuire case popolari e aumentare i salari di alcune categorie. Come ha fatto alla vigilia delle elezioni del 10 maggio, terminate con la conferma al potere dell'ex-partito unico, il Fln (Fronte di liberazione nazionale).


Ma il paese vive come congelato, la popolazione ha vissuto le elezioni con una forte dose di indifferenza, dunque perché dovrebbe essere interessata a festeggiare i cinquant'anni di indipendenza?