Il cardinale che protegge Hezbollah

Incredibile, il neo-porporato Beshara-Rai, patriarca maronita, si oppone alla consegna internazionale degli Hezbollah rinviati a giudizio per l'omicidio Hariri.

Desk 24 novembre 2012
[b]di Kiwan Kiwan[/b]


La presenza a Roma di alcuni dirigenti di Hezbollah in occasione della cerimonia odierna, nel corso della quale il patriarca della chiesa maronita, Monsignor Beshara Rai, è diventato cardinale della chiesa cattolica, non ha stupito nessuno degli osservatori di fatti libanesi: l'attenzione che il Beshara Rai ha sempre riservato alle "ragioni" di Hezbollah (incluso il loro diritto a rimanere la sola forza dotata di armamenti in Libano) rendeva evidente che la scelta di Hezbollah non era disinteressata. Ma quel che ha detto il neo-cardinale lascia attoniti.

"Non credo sia giusto che il nostro governo consegni alla corte internazionale gli inquisiti. Deve essere il Tribunale Internazionale a chiederlo alla nostra magistratura. Nessuno è colpevole prima del verdetto."

Il Tribunale Internazionale per il Libano indaga da anni sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese, Rafiq Hariri, e l'anno scorso ha formalmente incriminato cinque "quadri" di Hezbollah proprio per quel delitto. Un impressionante lavoro di intelligence ha consentito al magistrato inquirente, Belllemare, di incastrarli, grazie alla ricostruzione di tutti i loro spostamenti e di tutte le loro ore delle loro telefonate, mentre pedinavano Hariri, conversando su una rete a circuito chiuso, impiegata sino ad un minuto dopo la deflagrazione di quel 14 febbraio 2005.

Istituito su richiesta dell'Onu e del governo libanese (all'epoca era premier Fuad Siniora), il Tribunale opera dall'Aja: la legge istitutiva prevede che in caso di rinvio giudizio otterrà su iniziativa del governo libanese la consegna libanese. Ora il governo controllato da Hezbollah non consegna gli inquisiti, rinviati a giudizio per un crimine così orrendo e grave ( e connesso con tanti altri omicidi politici perpetrati a Beirut nei mesi successivi). Ma per il patriarca ha ragione Hezbollah: i "presunti" assassini devono rimanere "nel bosco".