I russi invadono Praga. Questa volta per amarla

È la moda dei russi, conquistati dalla bellezza della capitale ceka. Lontano il ricordo di Jan Palach che si immolò a piazza Venceslao per dire no ai carri armati di Mosca.

Desk2 12 settembre 2013
[b]di Maria Magarik[/b]



Sposarsi a Praga, con foto di rito nella piazza della Città Vecchia. È questa la moda dei russi, conquistati dalla bellezza della capitale ceka. Lontanissimo il ricordo di Jan Palach che si immolò a piazza Venceslao per dire no ai carri armati di Mosca.


Praga. Piazza della Città Vecchia. Una bionda sposa paffutella, uno sposo giovanissimo, genitori commossi, testimoni sorridenti e indaffarati. Abiti di taglio improbabile, di colori sgargianti per il gusto europeo, movimenti impacciati delle donne più mature su tacchi troppo alti da occasione. Sposi, famiglie, testimoni ed amici si sottopongono ad una lunga sessione di riprese foto e video. Tutti felici, ed anche orgogliosi di essere oggi qui, nel cuore dell’Europa, in una romanticissima città graziata da un sole ancora caldo. Ma, da dove arriva questa allegra brigata al seguito della giovanissima coppia di sposi? “Dalla Russia”, rispondono, col sorriso che attraversa il viso. “Da noi è di moda sposarsi a Praga – raccontano gli sposi – è una delle città più belle e romantiche del mondo! Volevamo questo, e ci siamo riusciti!”.

Praga, dunque, parla russo. Nel ricco catalogo dei desideri dei nuovi russi con una certa disponibilità economica, c’è anche questo. Oggi, girando per le vie dell’antica capitale della Repubblica Ceca, ad ogni angolo si incontrano cittadini dell’ex Unione Sovietica. Guida turistica in mano e naso al cielo per ammirare la sfilata degli apostoli dell’Antico orologio, e poi sul ponte Karlov, nelle birrerie, nei negozi, nei musei. Insegne e cartelli commerciali in cirillico si vedono ovunque: per spiegare meglio questo o quell’altro itinerario turistico, ma anche a tavola, in birreria come nei ristoranti, per dire gli ingredienti del gulash, qui meno piccante di quello ungherese. Dunque, 45 anni dopo, i russi invadano nuovamente Praga. Questa volta, un’invasione pacifica fatta di uomini e donne, di reciproca curiosità. La conquistata libertà di viaggiare dei russi permette loro di poter guardare questo angolo del mondo  gustandone appieno la bellezza, senza doversi sporgere dell’abitacolo di un carro armato...

Già, i carri armati sovietici a Praga nel 1968. I giovani russi, che oggi a malapena ricordano il nonno Lenin,  non ne sanno davvero un’acca della sciagurata decisione del governo di allora del loro Paese di mandarci, qui, una colonna di tank. Oggi, i giovani russi a piazza Venceslao si guardano attorno. Per loro Jan Palack, il ragazzo che si diede fuoco per dire no all’occupazione sovietica e Jan Hus, eroe nazionale ceko d’epoca medievale, che governa con la sua statua, in alto, la lunga piazza che declina verso il quartiere ebraico, potrebbero essere contemporanei, entrambi del tempo più lontano.



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Non solo turisti. Sono tanti i giovani russi che lavorano qui a Praga. Raccontano di essere accolti e trattati benissimo. Discoteche e locali del dopo cena, all’insegna della presenza russa. Ma anche tanti imprenditori,  soprattutto proprietari di piccole e medie imprese, che spostano da Mosca le loro attività. Praga civile moderna ed  efficiente incoraggia gli investimenti. Niente pizzo, niente farraginosa burocrazia bizantina, niente corruzione.

Signore russe di una certa età, arrivate nella capitale ceka per vedere la cattedrale di San Vito, raccontano di quei soldati sovietici in bianco e nero mandati a soffocare la rivolta, che nel giorno dell’invasione non sapevano di trovarsi a Praga. Pensavano di dovere attraversare l’Europa, ma per tornare a combattere la Germania, la Germania Ovest. Questo avevano raccontato loro gli ufficiali al momento della partenza.

Forse per questo nella celebre foto diventata icona di quella repressione il carrista sovietico si guarda attorno con faccia incredula. Di fronte ha tanti ragazzi, suoi coetanei che circondano il suo tank, che tentano di spiegargli l’errore storico che lo stanno vedendo inconsapevole protagonista. E piacerebbe credere che le cose fossero andate proprio così.

Si fa sera a Praga. Lungo la Moldova i battelli dei turisti, come a Parigi, come a Londra, come nella mia San Pietroburgo. Un anziano tassista comprende  perfettamente il russo, ma preferisce parlare in inglese. In viso ricorda Vaclav Havel, indimenticabile ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca.


La sera di Praga è di velluto, come di velluto fu la Rivoluzione di vent’anni fa. Anche questa è storia.