Generali e fratelli musulmani messi all'angolo

Anche l'università al-Azhar ha detto che l'esercito deve smetterla di sparare sulla folla: la seconda rivoluzione egiziana disegna nuovi equilibri. [Riccardo Cristiano]

Scontri in Egitto

Scontri in Egitto

Riccardo Cristiano 8 maggio 2016
Messi all’angolo dalla seconda rivoluzione egiziana, i generali e i leader (ufficiali) della Fratellanza Musulmana, reagiscono esattamente come ha fatto Bashar al-Assad in Siria davanti alla rivoluzione siriana: “c’è un complotto ordito dall’estero per destabilizzare il Paese.” Dunque nulla di nuovo da questo fronte. La vecchia litania, piazza strumentalizzata, la sentiamo in Medio Oriente da quando “avevamo i pantaloni corti”. Oddio, un fondo di verità in queste parole c’è, dal momento che Assad e generali sanno bene che qualcosa di complottistico c’è, perché sono stati loro ad ordire un complotto ai danni dei loro popoli, fomentando violenze e barbarie in modo da esasperare giovani generazioni e ceti medi, cioè il blocco rivoluzionario arabo, e giustificare la loro repressione, la loro ferocia, parlando di complotto. Ma anche questo non costituisce una novità.



La vera novità, forse ancora esile ma importante, viene da un altro palazzo cairota, dall’Università Islamica di al-Azhar. Ridotta negli anni del mubarakismo a cadente agenzie di fotocopie dei discorsi degli ulema sauditi, al-Azhar produceva in proprio solo stucchevoli vaniloqui elogiativi del presidente Mubarak. Il più longevo dei suoi presidi, lo shayk al-Tantawi, era un semplice passacarte governativo capace di pronunciare sentenze religiose “nel nome di Dio e di Mubarak”.



Ora no, ora non è più così. Dopo mesi significativi, mesi in cui al-Azhar ha dimostrato di avere riattivato il proprio muscolo cerebrale, ieri il suo massimo esponente, la shayk al-Tayyeb, ha detto chiaro chiaro che gli apparati di sicurezza egiziani dovevano smetterla di sparare sulla folla. Sembra poco, ma che al-Azhar delegittimasse il potere, i generali, è la vera novità di ieri. al-Tayyeb non ha invitato le parti a moderarsi, non ha invitato i giovani a rientrare nelle loro umili case e restarvi in silenzio, ha detto che gli apparati dello Stato dovevano smetterla di sparare sui propri concittadini. Dunque il modello wahhabita per cui il capo ha sempre ragione, la repressione è bella, e il popolo fa schifo è stato spezzato in un giorno storico, drammatico, importantissimo per l’Egitto, senza ovviamente scivolare nell’”opposto analogo”, il binladenismo. Tanto che le tuniche grigie degli shayk di al-Azhar sono state viste, nel pomeriggio, entrare in piazza Tahrir, facendo in certo qual modo da scudo ai manifestanti.



Se la seconda rivoluzione egiziana consentirà ad al-Tayyeb di portare avanti la sua rivoluzione culturale, di capovolgere l’Islam ufficiale, più che una novità sarà la vera rivoluzione del XXI secolo.