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Baltimora, un agente spara ad un 13enne: aveva una pistola giocattolo

Il ragazzo afroamericano fermato da due poliziotti in borghese era fuggito alla richiesta di identificazione. Non è in pericolo di vita. Diversa la versione della madre.

Baltimora, un agente spara ad un 13enne: aveva una pistola giocattolo
Baltimora, un agente spara ad un 13enne: aveva una pistola giocattolo

Desk2

28 Aprile 2016 - 10.04


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Ancora violenza per le strade americane. Ancora una volta ad esplodere un colpo è stato un agente di polizia. E pensare che solo un anno fa scoppiava la rivolta dopo la morte di Freddie Gray.

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La dinamica. Un agente in borghese della polizia di Baltimora ha ferito un ragazzo afroamericano di 13 anni contro il quale aveva sparato scambiando la pistola giocattolo che aveva in mano per un’arma semiautomatica. Il ragazzo è rimasto ferito ad una spalla ed una gamba e non è in pericolo di vita, ha dichiarato Kevin Davis il capo della polizia della città dove proprio un anno fa scoppiava, nei quartieri neri più poveri, la rivolta dopo i funerali di Freddie Gray, il 25enne afroamericano morto a seguito delle ferite riportate durante l’arresto.

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La ricostruzione. Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, i due detective di pattuglia in auto hanno visto il ragazzo camminare per strada con in mano quella che a loro è sembrata una pistola vera. Così si sono avvicinati, “si sono identificati come agenti di polizia, ma il ragazzo ha iniziato a correre con la pistola in mano”, ha detto ancora Davis che quindi ha giustificato la decisione dell’agente di sparare per fermarlo.

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Il capo della polizia ha anche mostrato foto della ‘bb gun”, la pistola a pallini, per dimostrare che “gli agenti non avevano modo di sapere che non fosse vera”.

Diversa la versione data dalla madre del ragazzo.
Volanda Young, avvisata dal figlio maggiore, è corsa in strada per trovare il figlio ferito a terra. La donna ha detto che il figlio non si è fermato perché ha avuto paura e di non sapere dove avesse preso la pistola.

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Ha poi denunciato il fatto che è stata ammanettata e portata alla stazione di polizia, dove è stata messa in cella ed interrogata prima di essere accompagnata, solo due ore dopo, dal figlio in ospedale. “E’ stato umiliante”, ha dichiarato ai media locali.

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