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La Slovenia chiude le frontiere: 'la rotta balcanica non esiste più'

Lubiana farà passare solo 'coloro che saranno in possesso di documenti in regola per accedere all’area Schengen'.

Migranti, rotta balcanica
Migranti, rotta balcanica

Desk2

8 Marzo 2016 - 21.11


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La Slovenia farà passare solo “coloro che saranno in possesso di documenti in regola per accedere all’area Schengen”. Ad annunciarlo è il primo ministro sloveno, Miro Cerar, commentando le conseguenze per il suo Paese dell’esito del Consiglio europeo di ieri. “Il vertice ha lanciato un chiaro messaggio a tutti i trafficanti di profughi e ai migranti illegali, e ora sanno che non c’è più la rotta balcanica”, ha detto il premier sloveno.

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Cerar ha poi precisato “Da oggi o da domani la Slovenia riprenderà ad applicare in pieno tutte le procedure di Schengen” in sostanza passeranno solo le persone in regola per accedere all’area Schengen.

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L’annuncio della Slovenia ha creato un effetto domino. Anche la Serbia ha fatto sapere che si comporterà di conseguenza “Considerando le decisioni adottate da un Paese membro dell’Unione europea, la Serbia non può consentire che il suo territorio diventi un campo profughi”, ha detto il ministero dell’interno a Belgrado in un comunicato.

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L’Onu: intesa Ue- Turchia viola il diritto. Preoccupazione per l’accordo raggiunto nella notte a Bruxelles tra Turchia e Unione europea sulla crisi dei migranti. L’Onu, per bocca dell’Alto commissario per i rifugiati Filippo Grandi, si è detto “profondamente preoccupato per tutte le disposizioni che implicheranno il rientro indiscriminato di persone da un Paese all’altro”. Il capo dell’UNHCR, ha aggiunto “non fornisce garanzie di protezione ai rifugiati in virtù del diritto internazionale”. L’Unicef ha chiesto il rispetto unanime del principio del “non nuocere”, soprattutto per i bambini.

Incontro a a Smirne tra il premier turco Ahmet Davutoglu e l’omologo greco Alexis Tsipras. Ankara propone il meccanismo “uno a uno”: per ogni profugo siriano riammesso, i Ventotto dovranno accoglierne uno in modo legale. “Gli altri 3 miliardi che abbiamo chiesto”, ha spiegato Davutoglu, “non sono soldi per noi, sono necessari per gestire la crisi”.

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Ankara vorrebbe aderire all’Unione. ma allo stesso tempo continua a sostenere che la chiusura del più importante quotidiano del Paese, l’oppositore “Zaman”, sia stata una questione giuridica e non politica.

A febbraio sono arrivati in Germania 61.428 richiedenti asilo, circa un terzo rispetto al mese precedente, quando furono 91.671. Tra questi nuovi arrivi, la nazionalità più rappresentata è quella siriana, poi gli iracheni e gli afghani.

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